Per De Tomaso siamo quasi alla fine: la famiglia Rossignolo voleva farla rivivere, ma l’azienda ha appena depositato una proposta di concordato preventivo, siamo quindi a un passo dal fallimento.
NIENTE STIPENDIO – La maggior parte degli oltre 1.100 dipendenti di De Tomaso (980 in Piemonte, a Grugliasco, e 140 in Toscana) non riceve lo stipendio da mesi. Una situazione analoga alla DR di Termini Imerese. Gli operai vivono ore bruttissime e da settimane sono in presidio di fronte alla fabbrica. Claudia Porchietto, assessore al lavoro e formazione professionale della Regione Piemonte, attacca: Gian Mario Rossignolo (foto) pretendeva di mandare avanti un’azienda esclusivamente con soldi pubblici: una visione distorta che spiega perfettamente le ragioni del fallimento del suo ‘piano industriale’. Infatti, s’è parlato per anni di investitori provenienti da tutti i continenti; ma, nei fatti, il nulla. Il dramma – conclude Porchietto – è che Gian Luca Rossignolo voglia esercitarsi in un grottesco scaricabarile, prendendo tempo, a tutto danno del futuro dei lavoratori. Con i sindacati, abbiamo deciso di richiedere un tavolo a livello governativo e contestualmente verificare alternative credibili alla De Tomaso.
INCONTRO – Gli operai hanno manifestato davanti alla Regione Piemonte: ”Prendiamo atto che non ci sono proposte concrete nonostante le voci di queste settimane – spiega la Fiom torinese – e che anche la situazione dell’azienda e’ molto confusa. Non è stata infatti presentata ancora la richiesta di concordato preventivo. Chiederemo un incontro ai due ministeri interessati”.
SOLDI – L’assessore regionale all’industria, Massimo Giordano, ha comunicato che si procederà al rientro della somma di cinque milioni di euro, erogate alla De Tomaso, e nei prossimi giorni l’azienda dovrà dettagliare l’uso di quei fondi.
DIFESA – Intanto, la famiglia Rossignolo si difende, sostendendo che la vicenda De Tomaso è l’emblema della mancanza totale di politica industriale operata dalla Regione Piemonte dopo le elezioni Amministrative del 2010: Il piano industriale alla base dell’operazione di riconversione dello stabilimento ex Pininfarina, sottoscritto da sindacati e istituzioni (tutte), prevedeva contributi Regionali e finanziamenti bancari per circa 30 milioni, che non sono stati riconfermati dalla nuova amministrazione e dagli istituti di credito inizialmente coinvolti. In questo Paese è prassi comune sottrarsi alle responsabilità scaricandole su una sola persona mentre le altre se ne dissociano come se al tavolo non avessero mai partecipato.
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