‘Caro direttore’, il premio al figlio di un operaio Fiat

Oggi solo due macchine di scarto. Con un misto di orgoglio e rimpianto mio padre ieri mi ha raccontato, tornando a casa dallo stabilimento Fiat di Termini Imprese come tutti i giorni da ormai oltre 30 anni, di aver raggiunto un ottimo risultato. E la cosa non sarebbe poi così eclatante se non si guardasse il calendario. Oggi, 24 novembre, i lavoratori siciliani della Fiat si saluteranno per l’ultima volta. E non si attenderà alcun complimento per l’ottimo risultato. È triste vedere i volti scuri di padri, madri, fratelli, amici, che hanno smesso di pensare al futuro, che non fanno progetti, ma anzi ripongono in un cassetto diventato ormai troppo piccolo quelli già fatti.

Questa lettera, pubblicata sul Corriere della Sera il 25 novembre scorso, scritta e firmata da Francesco Mancuso, figlio di un operaio della Fiat di Termini Imerese, domenica 11 marzo ha vinto il primo premio del concorso dal titolo Caro Direttore, bandito dall’azienda di soggiorno Apt di Bolzano che vaglia le missive pubblicate dai giornali facendole poi valutare da una giuria di prestigio.

La lettera fotografa in poche righe, con grande dignità, realtà differenti: i lavoratori siciliani costretti ad abbandonare la fabbrica, il dramma di una famiglia, i sogni di una generazione che rimangono nel cassetto. Queste le motivazioni della giuria presieduta da Lella Costa e composta da Marco Alfieri, Giulio Anselmi, Roberto Bertinetti, Enrico Bevilacqua, Piero Colaprico, Rita Dalla Chiesa, Ilvo Diamanti, Massimo Donelli, Cesare Lanza, Stefano Lorenzetto, Pierluigi Magnaschi, Bruno Manfellotto, Giuseppe Mascambruno, Edoardo Raspelli, Alessandro Saviola e Fabio Tamburini.

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