Il MIn. Romani frena su DR: modi e tempi indicati da Invitalia

La manifestazione di interesse a rilevare lo stabilimento di Termini Imerese presentata dalla DR Motor Company, di cui OmniAuto.it ieri ha anticipato i dettagli in esclusiva, è arrivata tardi secondo quanto dichiarato dal Ministro per lo Sviluppo Economico Paolo Romani a margine di un’audizione in Commissione Attività Produttive alla Camera dei Deputati. C’è una squadra che gioca titolare e c’è una panchina. Puntiamo sulle sette offerte ha detto Romani ai cronisti presenti, spiegando che la short list rimane quella della procedura stabilita con Invitalia e un’ulteriore proposta non può essere aggiunta alle altre. Bisogna rispettare la procedura ed è giusto fare chiarezza.

LA RISPOSTA DI DR Noi andiamo avanti seguendo modalità e tempi indicatici dall’advisor Invitalia” è il commento della DR Motor sulle dichiarazioni del Ministro Romani che ha rigettato, ma con riserva come lascia intendere l’espressione in panchina, la nuova proposta perché pervenuta il 31 gennaio. Abbiamo appreso stamani della decisione, ha dichiarato in una nota ANSA il direttore Comunicazione e Marketing DR Massimo Di Tore, aggiungendo Noi abbiamo presentato la nostra offerta in quella data perchè così ci aveva indicato l’advisor e continueremo a seguire le indicazioni di Invitalia.

IL NODO DELLE DATE Va ricordato che Invitalia è l’advisor incaricato dal Ministero dello Sviluppo Economico di ricercare i nuovi investitori interessati all’area industriale di Termini Imerese. Nell’avviso pubblico ufficializzato da Invitalia nel giugno 2010 si stabiliva che le manifestazioni di interesse pervenute entro le ore 11:59 pm (ora italiana) del giorno 31 luglio 2010 saranno prese in considerazione da Invitalia con priorità rispetto alle altre, fermo restando che potranno essere prese in considerazione anche eventuali manifestazioni di interesse pervenute oltre tale termine o indipendentemente dal presente invito. Il nodo da sciogliere sarebbe dunque sui termini ultimi di presentazione delle manifestazioni di interesse, sui quali evidentemente non c’è accordo, anche perché nello stesso avviso il MISE si riservava la facoltà di sospendere, interrompere o modificare il processo di approfondimento e di analisi, intrapreso da Invitalia per suo conto, in merito a qualsivoglia proposta relativa al Progetto di Riqualificazione, senza che per ciò il soggetto che avrà presentato tale proposta possa avanzare alcuna pretesa. Il Ministero, dunque, retto allora da Claudio Scajola e poi ad interim da Silvio Berlusconi dal 5 maggio al 4 ottobre 2010, si è dunque dato la massima libertà nella selezione delle imprese interessate allo stabilimento siciliano, vista la delicatezza della questione occupazionale (1.617 addetti, ai quali si aggiungono altri 600 lavoratori dell’indotto) e la pluralità di soggetti in ballo.

TRE MARCHI PER UN IMPIANTO Che sono davvero tanti: c’è la nuova De Tomaso Spa e la Cape Rev, entrambe legate alla Regione Sicilia, che si è impegnata con le due nasciture realtà del settore automotive per un finanziamento di 350 milioni di euro. La proposta di DR ha però rimescolato le carte in tavola, perché la Casa molisana vorrebbe lo stabilimento siciliano tutto per sé, escludendo dunque i progetti di Gian Mario Rossignolo e Simone Cimino che invece vorrebbero operare parallelamente nella stessa area insieme ad altre cinque realtà di altri diversi. Coinvolte nella riqualificazione dell’area Fiat ci sono inoltre Provincia, Comune, Fiat, il Consorzio per lo sviluppo industriale dell’area e i sindacati, che dovranno dire la loro nei prossimi incotri fra le parti. La prima sigla a esprimersi sul ”caso DR’ ‘è stata la Fiom Cgil attraverso Radio Radicale: Non è giusto che l’azienda sia esclusa – ha detto il sindacalista Roberto Mastrosimone – bisogna valutare la qualità delle proposte. Bisogna valutare se sono in grado di dare risposte occupazionali in una terra difficile come la Sicilia e poi decidere”.

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