Avete i ministeri, dovete sopportare anche i cortei

Uno degli argomenti che potrebbero far desistere la Lega dalla sua intenzione di trasferire alcuni ministeri a Milano è sintetizzato in questa frase lapidaria di Totò Burrafato, sindaco di Termini Imerese. Infatti il rischio è che gli uffici governativi possano portarsi con sé anche le manifestazioni di protesta. Ne sanno qualcosa i cittadini di Roma che, ieri, si sono visti bloccare per ore a causa di un corteo, organizzato dagli operai della Fiat di Termini per le vie del centro. Il sindaco Alemanno, subissato dalle proteste, ha allertato le forze dell’ordine per una situazione che a Roma sta diventando insostenibile. Infatti il presidio era stato autorizzato come statico in piazza Santi Apostoli, ma poi i manifestanti hanno pensato di invadere piazza Venezia (secondo alcuni scioperanti la polizia avrebbe «guidato» tale comportamento) per raggiungere Montecitorio, mandando definitivamente in tilt la circolazione nella capitale.Il numero di cortei, concerti, parate e manifestazioni che ogni anno occupano le vie di Roma è impressionante; se ad essi cominciamo ad aggiungere anche scioperi e blocchi stradali non autorizzati si può ben capire l’esasperazione dei cittadini, vittime incolpevoli di innumerevoli disagi. L’argomento è scivoloso perché non si vuol dare l’impressione di non comprendere le ragioni e l’esasperazione dei lavoratori dello stabilimento da lungo tempo in attesa di conoscere il loro destino.Non si intende qui entrare nel merito di questa annosa vertenza, anzi, va registrato che agli operai di Termini sono arrivati attestati di solidarietà da tutte le sigle sindacali e anche dalla presidente della Regione Lazio Renata Polverini, in indiretta polemica con la presa di posizione del sindaco Alemanno. Tuttavia, pur ovviamente non negando ad alcuno il diritto di scioperare, forse è il caso di riflettere su quanto distruttive possano essere alcune tipologie di agitazione che molto poco sembrano conservare dell’idea originale e ideale dell’astensione organizzata dal lavoro. Lo sciopero infatti dovrebbe essere uno strumento di pressione, attuato dai lavoratori nei confronti del datore di lavoro in cui la sospensione del lavoro provoca al «padrone» un danno economico dovuto alla mancata produzione in modo tale da indurlo ad accordi di reciproca soddisfazione.Ebbene, sia nel caso di scioperi relativi a pubblici servizi, sia qualora un imprenditore abbia già deciso di sua iniziativa la chiusura di un impianto, non vi è dallo sciopero alcun danno tangibile per il datore di lavoro perché nel primo caso esso manca e nel secondo esso si è già dichiarato disinteressato alla produzione. Troppo spesso in questi casi accade così che i destinatari dei disagi della protesta siano altri lavoratori, del tutto estranei alla vertenza originale e «colpevoli» solo di dover prendere un treno o un autobus. Si può ben capire come uno sciopero che colpisce persone che non c’entrano nulla abbia in sé qualcosa di profondamente sbagliato: gli esempi sono molti, anche nel recente passato, basti ricordare il pretestuoso sciopero generale proclamato dalla Cgil il 6 settembre o, a semplice titolo di esempio, il blocco della via Aurelia a Livorno effettuato il giorno dopo dai metalmeccanici.Uno sciopero ha determinate caratteristiche che dovrebbero essere rispettate. Se invece si vuol fare una protesta o un corteo liberissimi di farlo, ma anche per le rivendicazioni più giuste ci sono modi e tempi di attuazione che siano rispettosi della libertà degli altri cittadini di non finire sequestrati sulla strada per il lavoro.

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