Una riflessione della Prof.ssa LoBosco: Il marxismo come etica

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Il termine etica deriva dal greco ”Ethos” e indica la scienza costituita dalle attività teoriche dirette alla formulazione di giudizi di valore e pertanto  è la valutazione di un comportamento giusto e buono rispetto ad uno  negativo.

E in questa accezione è simile al concetto di morale in quanto per morale si intende il comportamento soggettivo volto al bene rispetto al male, di fatto  molti non distinguono l’uno dall’altra.
Nei classici del marxismo si ha a che fare piuttosto con il primo modo di intendere l’etica che non con il secondo; il sistema di riferimento dell’etica marxista è assai ampio e implica un’interpretazione della storia nella quale è definito lo scopo collettivo di una classe, di un popolo etc. Si tratta in verità di  una concezione antropologica che ha al centro l’uomo e i rapporti di produzione ed economici. Di fatto è una teoria politica  che intende la libertà umana come libertà politica e una teoria economica basata sulla divisione del lavoro e su interessi materiali capaci di condizionare la società e l’agire sociale. Il  marxismo naturalmente è un’ideologia, divergente da quella borghese,che è caratterizzata dagli interessi della borghesia e antitetica  all’ideologia del  proletariato come prodotto teorico dell’antagonismo di classe fra i detentori dei mezzi di produzione e coloro che producono beni.

Secondo l’ideologia marxista,  le varie regole morali comparse nel corso della storia costituiscono obblighi specifici che la collettività impone al singolo per realizzare un certo  ordine sociale. La formazione economico sociale è dunque il presupposto dell’etica tanto a livello delle istituzioni quanto a livello di coscienza individuale; se l’uomo, secondo la definizione di Marx, è l’insieme dei suoi rapporti sociali vuol dire che questi non sono soltanto esterni ma anche interiori: nella coscienza e nel linguaggio, per cui vengono istituzionalizzati; la morale  allora diviene lo strumento ideologico della classe dominante attraverso il quale si esprime e si consolida la legittimità del dominio fino all’interno delle singole coscienze.”

“Criticando radicalmente la società dominata dal modo di produzione capitalistico, il marxismo tocca dunque la sfera dell’etica sotto tre aspetti tra loro diversi ma dipendenti l’uno dall’altro. Il primo è quello della critica alla concezione e alle regole della moralità borghese, condotta all’interno dell’analisi scientifica dell’ideologia”. Il secondo aspetto riguarda l’etica futura, quella dell’umanità finalmente liberata dal dominio di classe dove l’uomo potrà passare dal «regno della necessità al regno della libertà».

Il terzo aspetto si può riassumere  nel comportamento “giusto”  per l’etica marxista, in quanto nella società ancora divisa in classi deve prevalere l’aspetto solidaristico e di unità tra tutti gli oppressi del mondo. Difatti l’imperativo      morale  del   Manifesto  è :” Proletari di tutto il mondo unitevi” .Nel programma di Gotha  si afferma altresì il  valore etico del lavoro come fonte di civiltà e di ricchezza  che appartiene a tutti  i membri della società con l’equa ripartizione degli utili. Gramsci a sua volta scriveva: «siamo nel Partito perché persuasi che in esso, e solo in esso sia la moralità che corrisponde alle leggi dell’etica».

Vengono così tracciati gli elementi di un «codice etico» che indica doveri e pone le basi per giudizi di valore; il problema, ancora aperto, è quello di trovare nel marxismo la validità di questi ”obblighi” morali, senza per questo auspicare il metodo rivoluzionario violento, bensì quelle azioni che facciano prevalere la giustizia sociale, il rispetto della  dignità dell’uomo e della donna e i diritti delle persone. Sono questi i valori etici del marxismo. Se un “superamento”  delle teorie di Marx  riguarda il metodo della lotta di classe come ribaltamento violento di una classe sull’altra, non è superata  l’analisi dell’accumulazione del capitale mediante il plusvalore cioè il valore del lavoro operaio non riconosciuto economicamente .Questi profitti  oggi sono legati alla tecnologia e e alla manodopera sottopagata degli immigrati, ad un capitalismo finanziario sempre più selvaggio   che punta sulla globalizzazione dei mercati . Come sostiene il sociologo Bauman, oggi il potere economico-finanziario, a differenza del capitale industriale ,che investiva nella produttività e nel lavoro,  sottrae  ricchezza collettiva per speculare in borsa e ricavarne immediati guadagni .

I cittadini esistono in quanto consumatori e sono funzionali ad un sistema di  domanda e offerta. Un mercato globale, inoltre, impone omologazione di gusti, stile di vita e cultura, per cui l’individuo non ha più la consapevolezza di discernere tra bisogni veri e bisogni superflui.

Giuseppina Lo Bosco

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