Produzione di auto elettriche a Termini Imerese? Un progetto poco trasparente

Siamo vicini a Natale, quando tutti sono più buoni. Quindi immaginate che vogliate fare una donazione di 350 € a una organizzazione benefica. Però scoprite che questo ente è appena nato, non si è mai occupato di quel settore, millanta capitali propri che però non si materializzano, fra i suoi dirigenti ci sono persone che smentiscono di farne parte e, infine, quando andate sul suo sito web scoprite che si tratta di una pagina con la sola intestazione, che non dà alcun dettaglio su cosa questo ente abbia fatto, cosa voglia fare e come intenda farlo. Fareste lo stesso la donazione?
Probabilmente no. Eppure lo Stato potrebbe presto dare non 350 euro, ma 350 milioni di euro, a una società privata, colorata di “green”, che è più o meno nelle condizioni dell’ipotetico ente caritatevole descritto sopra.
Stiamo parlando della cessione della fabbrica Fiat di Termini Imerese, che fino al 2010 assemblava le Lancia Y10, ad una nuova società, la Grifa (Gruppo Italia Fabbrica Automobili), che vorrebbe costruirvi una fabbrica di auto ibride ed elettriche, aiutata nell’impresa appunto per 250 milioni di € dalla Regione Sicilia e per 100 milioni dallo Stato.
Un primo tentativo di trovare i soggetti in grado di riconvertire la fabbrica Fiat, promosso dal Ministero dello Sviluppo Economico (MiSE), si era esaurito fra febbraio 2011 e febbraio 2014, con l’esclusione di tutte e quattro le proposte ricevute, per carenza di requisiti. La speranza di salvare l’impianto di Termini Imerese sembrava così destinata a una mesta fine, con il licenziamento a fine 2014 di tutti i 769 operai, in cassa integrazione straordinaria e con prevedibili problemi sociali e di ordine pubblico, allorché il 14 aprile è stato annunciato l’arrivo di altre tre proposte: quella della Grifa, di un’altra non specificata riguardante “realizzazione di componenti destinati ad apparecchiature per l’accumulo di energia” e una, della piemontese Mossi & Ghisolfi, fra i leader mondiali della produzione di Pet e di alcool da biomasse di seconda generazione, per una bioraffineria su cui, secondo quanto disse in estate Linda Vancheri, assessore alle attività produttive della Regione Sicilia, M&G avrebbero investito 200-250 milioni, occupando però solo 200 operai.
Della proposta M&G e di quella sui sistemi di accumulo però ben presto si perdono le tracce senza spiegazioni (M&G, interpellata da QualEnergia.it, dice solo che “è ancora tutto in discussione”, senza aggiungere altro). Nel frattempo al MiSE sembrano interessarsi solo di quella della Grifa, che propone di rilevare lo stabilimento ex Fiat per produrvi una sorta di Panda a quattro porte in tre versioni, light hybrid, full hybrid e full electric, oltre a una city car elettrica a due posti, tipo Smart. Il tutto in tempi fulminei: entro il primo trimestre del 2016 dovrebbe terminare la fase di progettazione e sviluppo, per poi iniziare subito dopo la produzione della pre-serie, e infine passare nel secondo semestre alla produzione in serie. Entro il 2018 è previsto l’assorbimento di tutti i 760 lavoratori (ma all’inizio avevano detto di non poterne assumere più di 400) e una produzione annua di 35.000 auto, in 7 modelli diversi, basati in buona parte su componenti di auto FCA (come si chiama ora Fiat-Chrysler).
MiSE, FCA e sindacati ansiosi di buone notizie hanno subito preso molto sul serio l’offerta, aprendo tavoli di trattativa con Grifa. L’ultimo incontro al ministero è previsto proprio per oggi, 11 dicembre, mentre l’ok finale per l’appoggio pubblico all’operazione dovrebbe arrivare fra qualche mese, dopo che la società pubblica Invitalia – che ha bocciato le prime quattro proposte – avrà valutato nei dettagli il piano industriale e finanziario di Grifa.
FCA pare invece aver già deciso che Grifa è la soluzione giusta per Termini Imerese. Gli accordi fra le due società per il passaggio di stabilimento e lavoratori dal primo gennaio 2015 sono molto avanzate e dovrebbe finalizzarsi prima di Natale. Abbiamo chiesto spiegazioni di tanto ottimismo all’ufficio stampa di FCA, ma ci siamo sentiti rispondere che non hanno niente da aggiungere ai comunicati ufficiali.
Tanto entusiasmo, però, non fa sparire i crescenti dubbi intorno all’intera operazione. Dubbi nati, per esempio, quando persone “di peso” indicate come coinvolte in Grifa, hanno smentito di saperne qualcosa, come Marianna Li Calzi del CdA di Unicredit, e, più recentemente, l’economista dell’Università La Sapienza di Roma, Massimo Lo Cicero.
«Grifa – dice Giorgio Ciaccio, deputato del Movimento Cinque Stelle all’Assemblea regionale siciliana (Ars) – è praticamente solo una sigla dietro alla quale c’è un gruppo di persone e società molto eterogeneo, composto di imprenditori dell’eolico della bolzanina Energy Crotone1 srl (con al vertice una finanziaria milanese, la Professional Asset Management srl, amministrata da quello che, secondo IlSole24Ore, è un probabile prestanome congolese, Kiala Dielunguidi, ndr) che non sembra però aver mai costruito alcun impianto. Si tratta di immobiliaristi, commercialisti e alcuni ex uomini Fiat, a partire dal promotore dell’iniziativa, il 72enne Augusto Forenza, ex manager di un fornitore del gruppo torinese» (per anni, riporta IlSole24ore, factotum dell’imprenditore Mario Maione, noto alla stampa per alcuni fallimenti, tra cui quello del Basket Napoli di cui era a.d. proprio Forenza, e per problemi con il fisco, ndr).
«Grifa è nata a fine marzo, con un capitale sociale di appena 10.000 euro, ma è stata iscritta alla CCIAA solo dal 29 aprile 2014, addirittura dopo l’annuncio al Ministero della sua proposta e non ha, ovviamente, mai costruito o anche solo progettato un’auto», spiega Ciaccio. »Il loro sito Internet illustra meglio di ogni altra cosa la consistenza di questa offerta: è una pagina vuota, che non spiega nulla di cosa sia e cosa voglia fare Grifa. L’unica cosa certa è che avevano promesso di investire in Termini Imerese 100 milioni di €, ma pare abbiano difficoltà a reperirne anche solo i 25 di cui dicevano all’inizio di disporre».
In effetti Grifa, che sul sito si presenta come se fosse già operativa (“Siamo la prima società italiana che progetta e produce auto ibride ed elettriche di ultima generazione”), in realtà doveva dimostrare entro l’estate di avere 25 milioni in contanti a disposizione per poter sbloccare un finanziamento di altri 75, provenienti dal brasiliano Banco Rio de Janeiro. Ma i mesi sono passati e i denari non si sono visti: l’ultima ipotesi è che adesso dovrebbero venire da una società del settore energetico di Novara, la Elettra Progetti e Servizi, controllata da un fondo con sede nel paradiso fiscale del Delaware, che però ha un capitale sociale di soli 1,5 milioni. Quindi per lei garantirebbe un’altra misteriosa banca, che verserebbe a rate il capitale necessario per sbloccare la parte brasiliana. Insomma, parafrasando Mao, “grande è la confusione sotto il cielo, ma la situazione è tutt’altro che eccellente”.
«E se anche questi soldi alla fine arrivassero – continua Ciaccio – 100 milioni sembrano francamente pochi per progettare e produrre auto ibride o elettriche competitive in un mercato dominato da giganti come Toyota o Renault-Nissan, tanto più in uno stabilimento chiuso dal 2010 e da ristrutturare. Saranno quindi indispensabili i 350 milioni di Stato e Regione, il che ricorda i casi delle tante cattedrali nel deserto di cui è costellato il Sud, aperte con pochi soldi privati e tanti pubblici, che, appena terminati, falliscono e vengono abbandonate. Ma anche se tutto finisse in una bolla di sapone, senza esborsi di denaro pubblico, come questo balletto intorno ai misteriosi finanziamenti brasiliani farebbe temere, è intollerabile che si sia perso tutto questo tempo dietro a una chimera, invece di fare una gara pubblica internazionale, aperta e trasparente, illudendo di nuovo lavoratori già tanto provati da anni di delusioni. Vogliamo quindi conoscere perché si dia tanta fiducia a questa Grifa, perché siano stati scartati gli altri pretendenti e quali siano i dettagli degli accordi. Tutte cose finora impossibili da sapere perché né i parlamentari nazionali né quelli siciliani come me, che sono anche componente della Commissione Bilancio dell’Ars, possono partecipare agli incontri con Grifa al MiSE, anche solo come osservatori. In assenza di risposte ufficiali, come Movimento5Stelle, abbiamo presentato un esposto in merito alla Guardia di Finanza, perché indaghino loro su questa vicenda».
Molto più ottimista il sindaco di Termini Imerese, Toto Burrafato, che a quegli incontri ha partecipato: «Dopo tante delusioni, sembra che questa volta sia quella buona per evitare la chiusura dell’impianto e il licenziamento degli operai. Certo, restano tanti dubbi non ancora chiariti su Grifa, ma visto che il metodo usato al MiSE ha fatto saltare tutte le proposte irrealistiche precedenti, siamo fiduciosi che se questa è arrivata così avanti è perché è più concreta delle altre. Inoltre Grifa ha detto che userà nelle sue auto importanti brevetti realizzati al Politecnico di Torino, come la disposizione degli accumulatori nei semiassi delle auto, che le renderanno particolarmente innovative».
Accumulatori nei semiassi? Abbiamo chiesto conferma al Politecnico torinese, ma i brevetti a cui si riferisce il sindaco non sono stati individuati (il che non vuol dire che non esistano). Colpisce comunque che in quell’ateneo, punto di riferimento per l’industria dell’auto in Italia, non abbiamo trovato un solo esperto disponibile a commentare il progetto di Grifa e la sua possibilità di avere successo, con i modelli, le modalità e le cifre annunciate.
Anche ai profani, però, una cosa sembra evidente: Fiat è “scappata” dalla Sicilia soprattutto per gli alti costi logistici provocati in primo luogo dal porto inadeguato di Termini Imerese. Questo porto è rimasto tale e quale, in quanto la società Interporti Siciliani, che lo doveva migliorare, ha consumato tutte le sue risorse in altri progetti senza mettere mano a questo scalo. Ora, se i costi della logistica a Termini erano insostenibili per una grande multinazionale, com’è possibile che non minino la competitività anche di un piccolo nuovo arrivato come Grifa? Non era meglio in questi quattro anni, invece di promettere soldi a scatola chiusa, rendere più accogliente l’area industriale di Termini migliorando le sue infrastrutture, e poi chiedere all’industria dell’auto internazionale se era interessata a subentrare a Fiat?
«È vero, il porto non è stato migliorato – ammette Burrafato – però adesso il progetto per il suo rifacimento è pronto e potrà iniziare appena si troveranno le risorse. Comunque parliamo di una produzione di auto elettriche in numeri molto più piccoli di quelli della Fiat, e su cui la logistica inciderà meno».
Sarà anche così, ma nei costi di produzione di 35.000 auto l’anno, le spese logistiche non sembrano essere così indifferenti. Sorprende che in Italia le cose siano sempre così nebulose e confuse, come se non imparassimo mai dagli errori del passato, dalla lunga schiera di “capitalisti senza capitale” e “capitani coraggiosi”, rivelatisi solo buoni a succhiare denaro pubblico o ad affondare nei debiti le società pubbliche acquistate.
In questo strano caso siciliano, però, le cose sembrano un po’ diverse. Il sospetto, esplicitato da un articolo di Panorama del 28 ottobre, è che Grifa sia una società ombra della stessa FCA. Gli indizi non mancano: il 90% dei componenti delle nuove auto elettriche arriverebbero dalla Magneti Marelli e dalla stessa FCA, e se molti dirigenti di Grifa hanno lavorato in orbita Fiat, uno di questi, Giovanni Battista Razelli, ex uomo Fiat in America Latina, è fratello di Eugenio Razelli, AD di Magneti Marelli e attuale membro del Group Executive Council di FCA, i top manager del gruppo. Uno dei partner di Grifa, poi, la società di consulenza Walking World, il cui telefono è stato indicato come quello per contattare la nuova società, è addirittura situato a “casa Fiat”, in Corso Marconi 10 a Torino. Contattati per un commento su questa strana coincidenza, hanno risposto che per loro Grifa è solo un cliente.
Con Grifa, secondo questa ipotesi, la Fiat, dopo essere riuscita a costruire auto convenzionali in Sicilia per 40 anni, grazie anche a ingenti contributi pubblici, potrebbe ora, tramite una società paravento, ottenere altri finanziamenti statali e regionali per costruire quelle ibride ed elettriche, riuscendo anche a mantenere l’Italia sgombra da veri concorrenti, in ossequio a quel comandamento non scritto in vigore fin da quando fu impedito nel 1986 a Ford di comprare l’Alfa Romeo: “In Italia non avrai altro produttore auto se non Fiat”.
E intanto, auto elettriche o meno, FCA scaricherebbe la patata bollente di Termini Imerese, passandola a Grifa, che, essendo appena arrivata e avendo tanto da fare per organizzarsi, riuscirà certamente a spremere ai contribuenti qualche anno di cassa integrazione straordinaria in più per gli operai (due li ha già chiesti, prima ancora di ottenere il via libera), allontanando da FCA ogni responsabilità se poi l’operazione fallisse e questi operai finissero a spasso.
Avremmo voluto parlare di questi nostri tanti dubbi con qualcuno al MiSE, che si prepara ad autorizzare l’erogazione di fondi pubblici in questa operazione. Ma, come unica beffarda risposta, dopo giorni di insistenza, abbiamo avuto solo un comunicato di tre righe che annunciava un ulteriore incontro fra le parti. Questo evidentemente è come in quel ministero intendono la trasparenza.

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