Palermo ha il costo di smaltimento più alto d’Italia, 550 euro a tonnellata e si torna a parlare di incerenitori

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Per Palermo primato negativo: ha il costo di smaltimento della spazzatura più alto d’Italia, 550 euro a tonnellata. La mancanza di altri sistemi di eliminazione dei rifiuti (come i termovalorizzatori) e la bassa percentuale di differenziata, porta sostanzialmente sulla posiziona più alta del podio il capoluogo siciliano, seguito da Napoli con 450 euro che però manda i treni colmi di scarti in Germania e da Roma con 406 euro. Questo non significa automaticamente che in città si applica la Tari più alta del Belpaese. ma che la percentuale impegnata per lo smaltimento è la più consistente.

Sono dati di uno studio illustrato all’università Bicocca di Milano dal Cesisp, il centro di economia e regolazione dei servizi, dell’industria e del settore pubblico e anticipati dal quotidiano «Enti Locali &Pa». Da cui emerge, in generale, che la presenza diffusa di sistemi di incenerimento dei rifiuti porterebbe un beneficio in termini di alleggerimento delle tasse agli italiani di circa 700 milioni, euro più euro meno. E cosi, mentre dalle nostre parti ancora si discute sul perché e sul percome, i contribuenti del meridione sono tartassati dalla Tari, un mostro senza fondo che ingoia milioni e milioni senza portare nemmeno i risultati sperati.

Addirittura un’indagine pubblicata dal Sole 24 Ore risulta che la presenza di discariche comporta anche un decadimento della qualità dell’aria e, di conseguenza, del benessere polmonare delle persone che risiedono nei dintorni.

I risultati della ricerca, all’opposto, dicono che in Friuli la tassazione é molto più leggera (241 euro per tonnellata), esattamente laddove il riciclo si accoppia a moderni impianti di incenerimento: stesso discorso per l’Emilia Romagna (267 euro) e la Lombardia (290). C’è comunque una perla che brilla al Sud, ed è Bari, che ha portato il costo di smaltimento a 282 euro per ogni tonnellata prodotta. Una performance di livello europeo.

Gli esperti hanno calcolato quanti inceneritori servirebbero per portare le città più arretrate che ancora ammassano in discarica, al livello di quelle che invece stanno sulla vetta delle virtù ecologiche e che utilizzano i tanto vituperati inceneritori. Viene fuori che per sbloccare il cosiddetto riciclo a Napoli, Roma e Palermo – e a seguire negli altri centri che naufragano nella spazzatura – servirebbero impianti per smaltire la bellezza di 6 milioni e mezzo di tonnellate di scarti ogni 12 mesi. E quando sia ancora distante la prospettiva di centrare il risultato è dimostrato dal fatto che il fabbisogno di termovalorizzatori stimato in un dccrcto del governo è di 1,8 milioni di tonnellate.

«I numeri che emergono – dice Ugo Forello, consigliere indipendente del Movimento 5 Stelle – confermano il fallimento del “sistema Palermo”. Nonostante i costi alti per i cittadini, continua ad essere bassa la percentuale di raccolta differenziata. il trattamento meccanico biologico è stato utilizzato in modo spesso improprio e la settima vasca di Bellolampo – conclude l’esponente politico – ormai è in fase esaurimento».

La Rap, dal canto suo, sta cercando di aumentare la quota di differenziata venendo incontro ai cittadini mediante la creazione di centri di raccolta. Quello di piazzetta della Pace sta funzionando. Il primo giorno si è toccato 200 accessi. E in una settimana sono state già conferite due tonnellate di plastica, una tonnellata di vetro e due di carta, 30 chili di batterie, una tonnellata di organico, 5 tonnellate di ingombranti, 5 tonnellate di legno. Numeri soddisfacenti che hanno fatto dire a Giuseppe Norata, amministratore unico della Rap, «che si sta pensando di tenerlo aperto anche domenica mattina per venire sempre più incontro alle esigenze dei cittadini».

Lo studio del Cesisp cui si faceva riferimento, ha anche calcolato quale sia in Italia la più ecologica fra le dieci città più popolose. Si é partiti appunto dal costo della Tari, ma si sono messi insieme altri indicatori quali il numero di parchi, le aree a verde, la quantità di chilometri di piste ciclabili, il numero delle vetture elettriche e ibride immatricolate, la qualità del servizio di trasporto pubblico, l’efficienza dell’acquedotto. la produzione di fotovoltaico. la percentuale di case vuote sul totale della popolazione, la presenza di orti urbani. Parametri che servono a inquadrare la cosiddetta «economia circolare», quel sistema rigenerativo che riduce al minimo emissioni e sprechi ed esalta tutti i progetti che tendono ad aumentare il ciclo di vita dei prodotti.

In questo contesto, poco contano bellezze naturali e storiche, musei e montagne e mare e spiagge. E infatti, mescolando per bene tutti questi dati e mettendo in fila i risultati si è arrivati a questa conclusione. Che e Milano la città dove attecchisce meglio l’economia circolare. Al secondo posto c’é Firenze, poi Torino. Seguono Bologna. Roma. Genova, Bari, Napoli. Al penultimo posto c’è Palermo e fanalino di coda è Catania.

Fonte Giornale di Sicilia

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