Oggi 5 maggio Anniversario Cosimo Cristina

Sono trascorsi ormai cinquantuno anni da quel tragico 5 maggio del 1960, quando un giovanissimo cronista di nera, appena 25enne, esperto e profondo conoscitore di cosa nostra, venne ‘suicidato’ da cosa nostra a Termini Imerese (PA). Era una voce libera e coraggiosa, con una voglia di raccontare indomabile che terrorizzava i ‘boss’ della zona che decisero di fermarlo. Così da Siena, dove si trova per la presentazione del suo libro, Sonia Alfano, parlamentare europeo e presidente dell’Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia, ricorda Cosimo Cristina, il primo giornalista ucciso da cosa nostra, che tentò di farlo passare come un suicidio, adagiando il corpo del giovane cronista sui binari della ferrovia.

Immagino Cristina, Impastato, Spampinato, Francese, Rostagno, De Mauro, Fava e mio padre stesso, Beppe Alfano, in questa Italia. Con il loro apporto forse la storia avrebbe preso una piega diversa – sottolinea -, forse oggi questa nazione sarebbe un posto migliore, grazie alla libertà delle loro penne. E’ per questo – conclude – che la mancanza di Cosimo Cristina non si affievolisce negli anni.

Termini Imerese rende omaggio a Cosimo Cristina, il giornalista ucciso dalla mafia 51 anni fa. Lo fa presentando un recital dal titolo Uno scandalo italiano di Luciano Mirone, autore anche del libro Gli insabbiati, storia di otto giornalisti siciliani, uccisi dalla mafia e sepolti dall’indifferenza. Oltre a Luciano Mirone, che ne ha curato i testi, hanno collaborato alla realizzazione del recital Giuseppe De Luca, che ha composto le musiche, e Francesco Mirone che ha curato le immagini fotografiche.

L’iniziativa è nata dalla collaborazione di venti associazioni della città che, con lo slogan le Associazioni termitane per fare memoria, vogliono rendere omaggio a questo loro concittadino dimenticato per troppo tempo. Già lo scorso anno, in occasione del cinquantesimo anniversario della morte di Cosimo Cristina, su iniziativa della rivista Espero, del Comune di Termini Imerese e dell’Ordine dei Giornalisti di Sicilia, è stata collocata una lapide nel luogo in cui venne rinvenuto il corpo.

Ancora una volta l’idea è quella di rendere giustizia ad un giornalista che, nonostante la giovane età, aveva osato sfidare la mafia raccontando fatti e facendo nomi allora impronunciabili, finché il pomeriggio del 5 maggio del 1960 fu suicidato. Infatti, quando il suo corpo privo di vita venne ritrovato nel tunnel ferroviario di contrada Fossola, tra Termini e Trabia, si parlò subito di suicidio e il caso venne archiviato senza neanche fare i dovuti accertamenti e senza indagare sulle molte evidenti incongruenze denunciate dalla famiglia. Eppure era evidente come i fatti si fossero svolti in modo diverso, tanto che sei anni dopo il caso fu riaperto, ma ancora una volta per riconfermare l’ipotesi di un poco credibile suicidio. Poi quasi mezzo secolo di silenzio, finché poco per volta quelle incongruenze sono venute a galla.

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