Nel 2010 su Cronache Parlamentari Siciliane… si scriveva di progetto al fotofinish per il porto commerciale di Termini Imerese e per quello turistico di Palermo

2010

Il porto di Palermo è una realtà complessa, multifunzionale e in crescita, proprio per questo l’Autorità Portuale intende sviluppare il business delle navi da crociera e trasporto ro-ro, e puntare, in collaborazione con il porto di Termini Imerese, al traffico delle merci.

Un’azione che dovrà concretizzarsi con la realizzazione di interventi di sistemazione delle aree del porto, di recupero del porto storico della Cala e del porticciolo di Sant’Erasmo, del restauro della Stazione Marittima per soddisfare sempre di più le esigenze di passeggeri in costante aumento.

Tutto questo è previsto nel Piano regolatore del porto di Palermo, redatto nel 2008, e ancora all’esame del Consiglio Comunale per la prevista intesa, la cui approvazione porterebbe a uno sviluppo del porto e della città, ed alla realizzazione di grandi opere. L’iter del Prp è lungo e complesso, durante la sua elaborazione sono stati coinvolti tutti i soggetti che avevano degli interessi, come Comune, Provincia, Regione, Soprintendenza e Genio civile.
Il nuovo Piano regolatore portuale di Palermo prevede un porto attivo, in cui le attività portuali si integrino con quelle urbane e in cui i flussi dei diversi traffici non si intersechino in modo conflittuale.
In attesa che si sblocchi l’iter del Prp, l’Autorità portuale sta portando avanti importanti progetti, per i quali c’è già la copertura finanziaria, in funzione di una trasformazione positiva del porto. Sia a Palermo sia a Termini Imerese l’Autorità Portuale punta a migliorare la gestione delle merci, a sviluppare ancora di più il settore crocieristico, che negli ultimi cinque anni ha raggiunto un livello di qualità con l’arrivo di 200 navi l’anno.

Si è già conclusa la fase di progettazione preliminare per la realizzazione di una strada sotterranea che dovrebbe convogliare il traffico del porto, e anche di altre direzioni, direttamente verso l’autostrada, eliminando così il passaggio dei mezzi pesanti dalla città. Si tratta di un’opera di 300 milioni di euro per la quale l’Autorità Portuale è alla ricerca di fondi per la progettazione più avanzata. Sarà reso migliore l’accesso dal mare al porto, per dare più spazio al movimento delle navi, delle merci e dei passeggeri. Altra opera che l’Autorità Portuale intende attuare è l’elettrificazione delle banchine, per evitare che le navi tengano i gruppi elettrogeni in funzione dopo aver attraccato, questo comporterebbe meno inquinamento. Il progetto è in fase preliminare e dovrebbe passare alla fase successiva.

C’è molta attenzione verso le zone di fruizione urbana e le zone diportistiche all’interno della giurisdizione portuale, tra cui è prevista anche la riqualificazione del Molo Santa Lucia, l’ammodernamento degli arredi portuali, la sistemazione del Castello a Mare, progetto redatto dal Comune con l’Autorità portuale, con relativo restauro del parco Archeologico, la cui apertura è avvenuta nell’agosto del 2009. Previsti, anche, interventi di consolidamento e messa in sicurezza del bacino di carenaggio, di riqualificazione e manutenzione strutturale delle gru di calata e delle gru portainers al terminal banchina Puntone. Il porto di Termini Imerese si candida, invece, a diventare una piattaforma logistica fondamentale. In continuo sviluppo e crescita anche l’attività cantieristica, l’Autorità portuale fa sapere che Fincantieri ha confermato la volontà di mantenere aperti a Palermo i cantieri di riparazione.

Si è, da poco tempo, definita e conclusa l’elaborazione del nuovo Piano Regolatore Portuale di Palermo che si prefigge l’ambizioso obiettivo di migliorare le funzioni portuali e ridisegnare il water-front della città. Sempre più spesso, infatti, le realtà portuali delle città hanno prodotto ricadute economiche, non trascurabili, per la città. Di questo e di altro ancora abbiamo discusso con il presidente dell’Autorità Portuale di Palermo, Antonio Bevilacqua.

Facciamo finta che tutti i progetti che riguardano il porto di Palermo siano completati. Quale sarebbe il risultato in termini economici?
L’economia è fugace, la vera ricchezza è la cultura, che è politica super partes. Così si comprende il vero volto di una civiltà e non i suoi lati estremistici. Abbiamo creduto che il miglior modo per aprire al pubblico un sito di grande valenza storica come il Castello a Mare, fosse un incrocio tra storia e momenti culturali che ben si legano con la funzione di-portistica della vicina Cala.

C’è un modello a cui guarda quando pensa e progetta il wa-terfront di Palermo?
È fondamentale il fronte a mare delle città portuali, per questa ragione Palermo deve saper costruire scenari coraggiosi, mettendo in campo idee diverse. Se Barcellona ha azzerato e ricostruito, il modello – Palermo è sintetizzato da tanti progetti – grandi e piccoli – da portare avanti e dalla sequenza di singole addizioni architettoniche che insieme diventano una forza capace di mettere in fila il centro storico e il porto antico e di inglobare pure il porto dei traffici.
Le prospettive del sistema portuale Palermo/Termini Imerese sono positive, nonostante la crisi mondiale: sono legate alla pluralità dell’offerta e al programma d’interventi infrastrutturali già avviato in questi anni e per il quale, alla fine del 2009, si potrà registrare l’utilizzo di risorse finanziarie per oltre 40 milioni di euro e, nel corso del 2010, di ulteriori 110 milioni.

Quali sono gli ingredienti che devono coesistere per fare si che un progetto così ambizioso vada in porto?
Quando si lavora a un progetto complesso come questo la programmazione è fondamentale, così come il lavoro d’équipe e la condivisione delle scelte architettoniche che certamente, seppur contemporanee, passano attraverso il recupero dei beni monumentali. Il progetto di sviluppo e valorizzazione del nuovo porto è frutto del lavoro congiunto tra più enti territoriali. La riqualificazione del Foro Italico su progetto di Italo Rota, che sta anche curando la realizzazione della nuova stazione marittima, il restauro del Parco archeologico del Castello a Mare con la connessa la demolizione di 87 mc di cemento, il disinquinamento della Cala, l’insenatura naturale del porto antico in via di recupero, intendono restituire un’idea della città che si riappropria dell’accesso al mare. L’applicazione del Prp, infatti, eliminerà le barricate e le superflue recinzioni tra demanio marittimo e città, nel rispetto delle norme di security.

L’autorità portuale governa il porto di Palermo ma anche quello di Termini Imerese. Essi saranno complementari?
Esatto. Il porto di Palermo avrà una connotazione sempre più rivolta al turismo da diporto e sarà adeguato alla crescente domanda delle navi da crociera. È previsto l’ampliamento delle aree destinate alle imbarcazioni da diporto, sia a uso dei palermitani sia dei turisti di passaggio, con una serie di offerte funzionali legate a servizi di ristoro e a nuovi spazi commerciali. Il porto di Termini Imerese si candida, invece, a diventare una piattaforma logistica fondamentale.

Come cambierà, più nel dettaglio, il porto di Palermo?
Specializzazione settoriale e banchine più lunghe accoglieranno le navi da crociera, la stazione marittima cambierà look. Miglioreremo l’accesso dal mare al porto, per dare più spazio al movimento delle navi, delle merci e dei passeggeri. Insomma, una vera rivoluzione. Quello di riqualificazione è un processo già partito, che apre ai privati e si fonda su un sistema di regole precise, assicurate dal nuovo Prp, partendo dal principio che non può esserci sviluppo senza legalità. Sono stato molto critico negli anni passati. Abbiamo vissuto un momento storico in cui, ritenendoci fisicamente al centro del Mediterraneo, pensavamo che le attività commerciali si sarebbero rivolte a noi solo per la nostra posizione geografica. In realtà, questo non è vero. Se non c’è una pianificazione comune a livello di strategia politica con un investimento mirato e una specializzazione di settore, non potremo mai usufruire di questa enorme potenzialità data dalla nostra posizione geografica.

Basterà il nuovo porto e il waterfront di Palermo per fare il salto di qualità sperato?
No. Serve un sistema e intendo sia quello Sicilia che quello Italia. Oggi non funzionano le logiche legate alla singola autorità portuale, che non può essere considerata interlocutore credibile rispetto a un sistema mondiale degli spostamenti e della mobilità. Considerate anche i grossi sforzi che stanno compiendo gli altri paesi europei del Mediterraneo, ma anche del Nord Africa, per costituire dei poli portuali. La chiave per non perdere è costruire qualità e sistema per specializzare i vari porti. Occorre distribuire le energie nel miglior modo possibile in modo che la Sicilia possa essere davvero attore protagonista del bacino del Mediterraneo, che è di enorme importanza dal punto di vista commerciale. Palermo si pone come promotore per far sì che, con gli investimenti in programma, lavorando in sinergia con gli altri porti, si possa creare una realtà funzionale al sistema del Mediterraneo.

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