Natale triste a Termini Imerese

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Non ci saranno tavole imbandite a festa per Natale nelle case degli operai della Fiat e dell’indotto di Termini Imerese, e sotto l’albero pochi regali. Un anno fa il Lingotto ha dismesso definitivamente la fabbrica, dove produceva la Lancia Ypsilon e da gennaio 2200 persone – tra lavoratori diretti della Fiat e dell’indotto – sono in cassa integrazione per cessazione attività, mentre ancora stenta a decollare il progetto di riqualificazione del polo industriale.

“Ho due bambini piccoli – racconta Vincenzo Polizzi, 38 anni, operaio della Ergom – Mia moglie è disoccupata. Faremo loro dei regali modesti, spendendo poco 10 al massimo 15 euro: per fortuna nella loro letterina a Babbo Natale non hanno fatto richieste eccessive”. “Per proteggerli, non abbiamo raccontato nulla della mia vicenda lavorativa sanno soltanto che non lavoro per adesso – continua – Percepisco 1100 euro di cassa integrazione e arrivare a fine mese è dura. Abbiamo difficoltà a pagare le bollette”.
“Trascorreremo la notte di Natale in famiglia – dice ancora l’operaio – Non ci sarà una tavola imbandita, ma mangeremo un semplice piatto di pasta e una fetta di carne, poi magari qualche dolce. E’ dura facciamo sacrifici, ma Marchionne non riuscirà a distruggere e togliere la magia del Natale ai miei bimbi”.

Andrea Ingrassia ha 43 anni anche lui lavorava per una ditta dell’indotto, la Lear, che per Fiat produceva sedili. “Sarà un Natale tristissimo, ancora più di quello del 2011 – dice l’operaio, che per 22 anni ha lavorato in catena di montaggio – L’anno scorso avevamo una speranza: credevamo che partisse il progetto della Dr Motor oggi non abbiamo nécertezze né prospettive sul nostro futuro, anche quella prospettivà è tramontata, viviamo alla giornata”. “Rispetto ad altri colleghi, però, sono fortunato – aggiunge – per fortuna mia moglie ha un’occupazione stabile, altrimenti con 830 di cassa integrazione non sapremmo come vivere”. “Non mancano i momenti di sconforto – confessa – A 43 anni è difficile trovare un nuovo lavoro, specie in un momento di crisi come quello che stiamo attraversando per adesso, mi rifugio nel calore della mia famiglia e vado avanti, pensando che c’é chi sta peggio di me. A volte è dura non so da dove ripartire”.

Luciano Ricotta, invece, ha 54 anni, e per una vita ha lavorato in Fiat. “Sono stato per 32 anni in catena di montaggio – dice l’operaio, 3 figli e una moglie disoccupata – non avevo i requisiti anagrafici e contributivi per il prepensionamento e così non sono rientrato tra i cosiddetti esodati”. “Non ho familiari o parenti che possono aiutarmi, tra rate del mutuo e bollette di luce, acqua e gas – continua – è difficile andare avanti con 900 euro di cassa integrazione. Abbiamo ridotto i consumi al lumicino, anche per i miei ragazzi, che studiano è dura, purtroppo dobbiamo rinunciare a tutto”.

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