L’opinione del maestro Giuseppe Polito, educatore professionale socio-pedagogico, sullo sport, sulle gare al tempo del covid e sulla paura di un nemico invisibile

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L’emergenza coronavirus ha colpito la vita di tutti stravolgendo completamente la nostra vita e la nostra abitudine per via delle disposizione del governo che, giustamente, ha preso precauzioni. La vita sportiva delle persone è completamente cambiata, i soggetti più pigri hanno approfittato di questa occasione per smettere di allenarsi e oziare sul letto, mentre una grande maggioranza di persone ha iniziato a cercare metodi alternativi per continuare a muoversi e combattere la sedentarietà anche restando in casa, in cantina o in garage con attrezzi bilancieri e manubri. Lo sport, oltre ad essere salute, prevenzione e star bene è anche vita sociale ed è la terza agenzia educativa dopo la famiglia, la scuola quindi, ha un grandissimo valore sociale nella formazione delle persone.

Lo sport non è solo uno spettacolo da vedere in TV o nei post su sui social, deve essere in primis vissuto e praticato. In merito a ciò, mi viene in mente un pensiero di Giampiero Mughini che diceva:” Imparerai nelle palestre o sui campi dello sport agonistico infinitamente di più che non al liceo classico”. Questo vuol sottolineare come l’agonismo e il confronto siano fondamentali per lo sviluppo delle persone e degli atleti. Infatti, nel mondo antico l’atleta era l’emblema dell’uomo che metteva in gioco tutto se stesso con ogni supplizio, ogni sofferenza e ogni sforzo per giungere al trionfo (in greco agon) che era la base della cultura antica greca.

Oggi ci troviamo in una fase di stallo e rischiamo di perdere contro la paura di incontrare un nemico invisibile. Credo che non possiamo permetterci di farci vincere da questa paura, ma dobbiamo mettere in campo il buon senso e tutte le precauzioni necessarie per continuare a vivere facendo funzionare bene la scuola lo e sport, altrimenti rischiamo tanto, perché avremo una generazione di ignoranti obesi, malati e perdenti.

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