“Le aree di crisi complessa in Sicilia sono Termini Imerese e Gela. A Termini sono già stati dati i finanziamenti a Blutec, stiamo prevedendo un insediamento più complessivo e guardiamo con grande interesse alla creazione di un incubatore di impresa in quell’area. Stiamo andando avanti; ci sono stati dei ritardi ma ci sono buone probabilità che nel prossimo futuro torni ad essere il ‘luogo’ dell’automobile”. Lo ha detto il vicepresidente della Regione e assessore alle Attività produttive Mariella Lo Bello, a margine di un workshop sulle aree di crisi organizzato organizzato da Confindustria Sicilia a Palermo. “A Gela abbiamo già individuato il perimetro dell’area di crisi: si estende fino a Caltagirone. Adesso dobbiamo sottoscrivere l’Accordo di programma quadro – ha aggiunto – per capire cosa fare in quel luogo. Il piano di riconversione e riqualificazione, invece, è già pronto, abbiamo fatto due call per capire quante imprese volessero insediarsi lì e hanno risposto 13 aziende.
Abbiamo riaperto una nuova call; a giorni ne aspettiamo l’avvio”. Poi parlando delle aree di crisi non complessa Lo Bello ha detto: “Definire le aree di crisi non complessa in Sicilia non è stato facile, più volte abbiamo dovuto apportare delle modifiche; tra quelle individuate c’è l’area di Carini insieme alle aree industriali e per queste aree sono previsti finanziamenti”. “Il 4 aprile si apre una procedura a sportello – ha aggiunto – per cui le aziende possono predisporre la propria candidatura. Il ministero dello Sviluppo ha stanziato su scala nazionale 124 milioni di euro per le aree di crisi non complessa: di questi 44 milioni sono destinati agli Accordi di programma quadro. A queste risorse potremmo aggiungere un cofinanziamento regionale. C’è chi suggerisce di utilizzare fondi comunitari, ma non voglio rimodulare nulla, potremmo, invece, liberare risorse del Patto per il Sud”.
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