L’intelligenza artificiale non ha scampo contro la lingua siciliana:Paride Benassai incanta il pubblico di Notti Clandestine

«L’intelligenza artificiale ha poche chance nei confronti del siciliano». Con questa provocazione e un pizzico di ironia, l’attore Paride Benassai ha sintetizzato il cuore del suo intervento durante il festival Notti Clandestine. L’artista ha raccontato di come, durante un esperimento pubblico, abbia interrogato un assistente vocale sul “Festino di Santa Rosalia”, ottenendo una risposta così robotica e priva di anima da scatenare l’ilarità dei presenti: un segno tangibile di come la tecnologia non possa replicare il calore della nostra terra. L’appuntamento, svoltosi ieri (8 agosto), ha rappresentato il recupero della serata originariamente prevista per sabato 1 agosto. L’evento era stato infatti annullato e rinviato in segno di profondo rispetto e cordoglio per la tragica scomparsa di Alessandra Martorana, la giovane vita spezzata in un terribile incidente stradale lungo la Statale 113, un evento che ha scosso l’intera comunità di Termini Imerese. Benassai ha rivendicato con orgoglio il valore di quella che definisce una «lingua raffinatissima e di antica cultura», rifiutando categoricamente l’etichetta di dialetto. L’attore ha ricordato le sue radici e la figura della nonna, sua vera mentore, che parlava solo in siciliano. Questa eredità culturale lo accompagna da sempre. Ha poi approfondito i temi centrali della sua carriera e la sua personale visione dell’arte, partendo dal legame speciale con Termini Imerese, città dove anni fa partecipò al film L’ora legale di Ficarra e Picone. Proprio l’affetto che ancora oggi riceve dai più giovani per quel ruolo rappresenta per lui un segnale incoraggiante: «C’è speranza nel futuro per la nostra lingua siciliana», ha affermato con convinzione, vedendo in questo legame generazionale una prova della vitalità della nostra cultura. Questa forza espressiva valica i confini regionali, come dimostrato dal successo della tragedia Le Supplici di Eschilo, interpretata in siciliano e greco antico. L’attore ha raccontato l’emozione di vedere il pubblico abruzzese alzarsi in piedi in una standing ovation, pur non comprendendo appieno il testo, perché, come ha spiegato: «C’è un linguaggio scenico che è un linguaggio del cuore, dell’anima, delle emozioni e della musicalità». Per Benassai, il siciliano non è un semplice dialetto ma una lingua raffinatissima e di antica cultura, un’eredità ricevuta dalla nonna, sua vera mentore, che parlava esclusivamente in siciliano. Il concetto di “Lingua Madre” è il fulcro del suo spettacolo, un’opera che l’artista definisce viscerale poiché alcune storie possono essere raccontate solo nella lingua in cui sono nate. «Quando ci arrabbiamo o gioiamo, lo facciamo con la lingua che abbiamo appreso nel ventre materno», ha sottolineato, evidenziando come il siciliano sia l’unico strumento capace di restituire la verità delle emozioni umane. Nel confronto con la modernità e l’avanzata dell’Ai, Benassai non ha mostrato timori, pur riconoscendo la tecnologia come un utile mezzo di conoscenza. Ha però ribadito la superiorità dell’interazione umana, ricordando con ironia un esperimento fatto con uno smartphone durante un evento pubblico: la risposta asettica dell’intelligenza artificiale sul Festino di Santa Rosalia ha solo suscitato il riso della platea, dimostrando l’incapacità delle macchine di replicare il sentimento popolare. L’artista ha infine analizzato lo stato attuale del teatro, osservando come sia la forma d’arte che meno risente della crisi proprio perché offre un rapporto «diretto tra uomo e uomo e senza alcun filtro», un bisogno che la tecnologia non può soddisfare. Nonostante il dilemma tra teatro come espressione commerciale o culturale e le difficoltà economiche che affliggono le compagnie, Benassai si è detto molto ottimista per il futuro. La sua conclusione è stata un atto di fede verso il palcoscenico: «Il teatro esiste da quando esiste l’uomo», ha ricordato, fiducioso che la gente sentirà sempre la necessità di partecipare a eventi che riguardano nel profondo la natura umana. La manifestazione è resa possibile grazie al contributo di LVS Group – professionisti dell’economia circolare, Enel e Tecnimpianti (Navim Group Company), realtà che sostengono con convinzione la promozione della cultura. L’iniziativa è promossa con il patrocinio di: Regione Siciliana – Parco Archeologico di Himera, Solunto e Iato, Comune di Termini Imerese, ZIT (associazione imprese Zona Industriale Termini Imerese), Ordine degli Avvocati di Termini Imerese, Camera Penale Termini Imerese Cefalù e Madonie, Addiopizzo e Amici della Musica “Giuseppe Mulè”.

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