Lettera appello per il rilancio della Sanità della Sicilia – La domanda che la Sicilia non può più rinviare

L’appello di seguito riportato è promosso da dirigenti pubblici, professionisti della sanità, docenti universitari, amministratori, operatori sanitari e cittadini che hanno condiviso la stagione del risanamento della sanità siciliana e da quanti continuano a credere che competenza, responsabilità, legalità ed etica pubblica rappresentino le condizioni indispensabili per restituire ai siciliani un sistema sanitario capace di assicurare il diritto costituzionale alla tutela del bene primario della salute.

Ci sono classifiche che raccontano più di molti discorsi.

L’ultima valutazione di Agenas colloca il Servizio Sanitario Siciliano tra gli ultimi d’Italia nella capacità di garantire ai cittadini i Livelli Essenziali di Assistenza.

Non è soltanto una graduatoria.

È la fotografia di un declino.

Ed è proprio per questo che una domanda non può più essere rinviata.

Com’è stato possibile che la stessa Regione che, poco più di dieci anni fa, aveva dimostrato di poter risalire fino alla metà della classifica nazionale dei sistemi sanitari, oggi sia tornata nuovamente nelle ultime posizioni?

La memoria non serve a celebrare il passato. Serve a comprendere il presente.

Tra il 2008 e il 2012, nel pieno del piano di rientro e con il concreto rischio di commissariamento, il governo regionale del tempo, allora presieduto da  Raffaele Lombardo, affidò al magistrato Massimo Russo la guida dell’Assessorato della Salute.

Molti ritenevano impossibile cambiare. Accadde il contrario.

Fu avviata una delle più profonde riforme della sanità siciliana. Vennero introdotti i nuovi strumenti di programmazione e controllo, rafforzati trasparenza, legalità e responsabilità amministrativa. I conti furono risanati, la mobilità sanitaria iniziò a ridursi e la Sicilia recuperò rapidamente posizioni nelle valutazioni nazionali, raggiungendo nel 2014 la migliore performance della propria storia recente.

Quel risanamento rese possibile anche la riduzione della maggiorazione dell’IRAP e dell’addizionale regionale IRPEF, alleggerendo il carico fiscale su cittadini e imprese.

Per usare una metafora calcistica, una squadra che per anni aveva occupato le ultime posizioni della classifica era riuscita, grazie alla qualità dell’impostazione di gioco, alla programmazione e al coraggio delle scelte, a risalire stabilmente nella metà della graduatoria.

Non era un punto di arrivo. È stata la dimostrazione che la Sicilia poteva cambiare.

Ed è proprio per questo che la situazione di oggi interroga tutti noi.

Una squadra non torna nelle ultime posizioni per fatalità. Quando accade significa che ha perso il collettivo e ha smarrito la direzione.

È difficile sottrarsi all’impressione che, esaurita quella stagione di riforme, il servizio sanitario siciliano abbia progressivamente perso quella visione che ne aveva consentito il risanamento.

La programmazione ha lasciato spazio all’inseguimento dell’emergenza.

La costruzione del sistema ha ceduto il passo alla gestione angusta dell’esistente, al prevalere della rincorsa al consenso elettorale.

Il diritto alla salute ha finito troppo spesso per essere condizionato da logiche estranee all’interesse generale.

È così che un sistema sanitario comincia lentamente ad ammalarsi.

Prima perde la capacità di dare risposte ai bisogni di salute dei cittadini incrinando la loro fiducia nelle istituzioni. Infine arrivano i numeri.

E le valutazioni di Agenas che raccontano la malattia del nostro sistema sanitario.

Noi non scriviamo queste parole per nostalgia.

Le scriviamo perché quella stagione ha dimostrato una verità che oggi nessuno dovrebbe dimenticare.

La Sicilia può riuscire a cambiare. Lo ha già fatto.

Per questo non possiamo accettare che il declino venga considerato inevitabile.

Sarebbe il tradimento di una promessa che la nostra Regione aveva fatto ai propri cittadini con la riforma del 2009: dimostrare che competenza, responsabilità, programmazione ed etica pubblica possono trasformare anche ciò che sembra irriformabile.

La Sicilia, dunque, non è una terra incapace di cambiare. Lo ha già dimostrato. Proprio per questo non possiamo rassegnarci a considerare inevitabile il declino certificato oggi dalle classifiche. Le istituzioni possono ritrovare credibilità, la sanità può tornare a crescere, i cittadini possono tornare a sentirsi titolari di diritti. Ma questo richiede una nuova stagione di responsabilità, di competenza, di coraggio e generosità sociale. Cioè di solidarietà per un bene comune supremo la salute, anche tra plurali culture politiche. È da qui che la Sicilia deve ripartire. Ed è da qui che noi invitiamo a convergere per ricominciare.

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