Le denuncie per lo sbarco del Petcoke a Termini Imerese hanno avuto ripercussioni in tutta la regione

petcokeno1

Hanno avuto risvolti e ripercussioni importanti le denuncie messe in atto dagli amministratori della Città e da Legambiente, ricorderete in particolare quelle dell’assessore Preti presso la polizia giudiziaria locale, o quelle più mediatiche dei consiglieri Fullone e DiMaio alla banchina del porto.

L’ARPA ha infatti redatto un documento col quale all’Autorità Portuale del Mare di Sicilia Occidentale si chiede una puntuale vigilanza rispetto alla condizione autorizzativa delle Ditte operanti nel Porto di Termini Imerese, si da atto che nell’ambito del sopralluogo sono stati effettuati rilievi fotografici e che ulteriori rilievi e/o contestazioni potranno derivare dalla verifica puntuale degli atti e dei documenti acquisiti e forniti dalla parte e nell’ambito dell’attività di sopralluogo non sono stati causati danni e/o nocumenti alle persone e/o danni agli impianti.

Dall’assessorato Territorio e Ambiente è arrivata una lettera indirizzata a tutte le Autorità di Sistema Portuali, a tutte le Città Metropolitane, ai Liberi Consorzi della Sicilia e all’ARPA nella quale è noto come all’interno dei porti commerciali presenti sul territorio regionale vengono condotte movimentazioni di merci alla rinfusa di natura polverulenta che possono dare origine ad emissioni diffuse di polveri con granulometria e caratteristiche chimico-fìsiche differenti a seconda della natura del materiale movimentato. Il Dipartimento Regionale Ambiente, a seguito di richiesta dell’Autorità Portuale di Palermo, si era già espresso in merito alla necessità di acquisire l’autorizzazione alle emissioni in atmosfera per le attività di sbarco di pet-coke, come confermato dalla Struttura Territoriale dell’Ambiente di Palermo di questo Dipartimento.

Al fine di garantire un’uniforme applicazione della normativa in materia di emissioni in atmosfera su tutto il territorio regionale, il Dipartimento Ambiente rappresenta alle Autorità portuali, cosi come previsto dalla normativa, le imprese portuali che svolgono attività di movimentazione di merci alla rinfusa di natura polverulenta, compreso lo sbarco e rimbarco da navi, devono essere autorizzate alle emissioni in atmosfera. Tale autorizzazione deve essere acquisita nell’ambito del procedimento di autorizzazione unica ambientale (A.U.A.).

Al fine del rilascio dell’A.U.A. le società operanti all’interno dei porti dovranno presentare istanza, sull’apposita modulistica, tramite il SUAP del Comune territorialmente competente, allegando la documentazione tecnica che dimostri che siano dotate di tutte le attrezzature ed adottino modalità gestionali per il contenimento delle emissioni diffuse di polveri durante le fasi di scarico del materiale polverulento dalle navi e di trasporto presso rimpianto di destinazione finale, nel rispetto delle prescrizioni fissate.

Alle Autorità Portuali a cui la legge attribuisce attività di controllo delle operazioni portuali e delle altre attività esercitate nell’ambito portuale, il Dipartimento Regionale Ambiente, rafforzando l’invito dell’ARPA sopra descritto, onera di verificare se le società che operano in ambito portuale siano in possesso dell’autorizzazione alle emissioni in atmosfera per le operazioni di carico, scarico, trasbordo, deposito e movimento in genere delle merci alla rinfusa polverulente.

Commenti

commenti