L’Associazione Italiana Medici per l’Ambiente spiega le emissioni in atmosfera di trattamenti Aerobici e Anaerobici

isde

L’Associazione Italiana Medici per l’Ambiente è nata nel 1989 da un gruppo di medici italiani consapevoli che per garantire la salute di ciascuno, i medici devono occuparsi anche della salute dell’ambiente in cui viviamo, sia come medici che come abitanti della terra. Dal momento che i rischi per la salute sono inequivocabilmente legati al degrado ambientale e agli stili di vita, i medici devono orientare il loro ruolo professionale e civile per promuovere la salute anche attraverso scelte individuali e collettive volte alla tutela ambientale.
La dimostrazione che molti processi patologici trovano una loro eziopatogenesi in cause ambientali, quali l’accumulo di inquinanti nell’aria, nell’acqua, nel suolo e nel cibo, ovvero gravi e irreversibili dissesti ambientali, hanno sollecitato una crescente attenzione del mondo medico verso questi temi.
L’associazione, oggi nota anche come ISDE Italia, cerca dunque di conciliare esperienze diverse, sensibilità diverse, appartenenze diverse, ma unite da un comune senso etico, che funge da collante delle nostre azioni e dei nostri comuni obiettivi; di favorire l’incontro tra scienza, politica ed etica; di riconoscere il valore dell’ambiente fisico, ma anche sociale e di tutti i determinanti di salute, riservando una particolare attenzione ai problemi dell’insostenibilità di una crescita economica senza regole che antepone i profitti alla salute.

Di seguito l’estratto da un documento redatto da ISDE Italia e che trovate integralmente linkato a fondo pagina.

Emissioni in atmosfera di trattamenti Aerobici e Anaerobici
Le emissioni gassose tipiche degli impianti di trattamento della frazione umida sono costituite da composti azotati (ammoniaca), composti solforati e un ampio gruppo di composti organici volatili(COV) che sono prodotti sia durante il compostaggio che durante il processo di digestione anaerobica, sebbene con diversa composizione e con diversi fattori di emissione.
Tolvanen et al hanno rilevato che le concentrazioni di Composti Organici Volatili misurate all’interno di un impianto di compostaggio aerobico erano inferiori ai limiti consentiti, sebbene molti composti superassero in maniera significativa la soglia odorigena, rendendo possibili per i lavoratori sintomi come nausea e reazioni da ipersensibilità.

Una interessante sintesi dei COV prodotti da impianti di compostaggio e di digestione anaerobica è riportata da Font et al, che descrive anche le tecniche di rilevazione e le possibilità di abbattimento delle e-missioni di COV con sistemi di biofiltrazione.
Komiliset al, hanno riscontrato la presenza di COV xenobiotici nelle emissioni gassose prodotte dal compostaggio di diverse componenti organiche provenienti dalla selezione meccanica dei rifiuti urbani o frazione organica stabilizzata (FOS), che, peraltro, diversamente dalla FORSU non può essere destinata alla produzione di compost destinato ad usi agronomici ma per altri scopi (ad es. ripristino ambientale, copertura di discariche etc.), specie se in sostituzione di fertilizzanti sintetici.

Le emissioni di COV, inoltre, partecipano alle reazioni fotochimiche in atmosfera, con capacità ossidante. Se necessario, tecniche di ossidazione catalitica possono essere utilizzate per riduzioni più spinte delle concentrazioni di COV presenti nelle emissioni di questi impianti.

Riguardo alle emissioni di gas serra da parte degli impianti di digestione anaerobica con utilizzo del biogas (da sottoporre a trattamento per la trasformazione in biometano) finalizzato allaproduzione di energia, una analisi LCA ha evidenziato come questa dipenda da numerosi fattori e quanto sia pesantemente influenzata dalla forma di energia non rinnovabile che andrebbe sostituita.

Bioaerosol
Tutte le tecniche di trattamento biologico sono caratterizzate da emissioni di bioaerosol potenzialmente pericoloso per la salute umana a causa della possibile presenza di micro organismi patogeni. Il bioaerosol è ovviamente più elevato all’interno degli impianti e nelle sue immediate vicinanze, sottovento agli impianti.
Poiché il compostaggio richiede una costante insufflazione di aria e rimescolamenti della biomassa, la produzione di bioaerosol e la sua dispersione nell’ambiente è un problema specifico di questo trattamento an-che nella fase di compostaggio del digestato.Per tenere sotto controllo questo problema sono state sviluppate procedure per quantificare in modo specifico la carica microbica associata al compostaggio.
Le analisi delle cariche microbiche effettuate con questi metodi, intorno ad impianti di compostaggio, hanno verificato che ad un centinaio di metri di distanza dagli impianti queste sono indistinguibili dalla carica microbica di fondo.
Altri studi hanno stimato che la distanza di sicurezza possa essere di 250 metri dall’impianto di compostag-gio48. Pertanto,il rischio biologico ha rilevanza per le sole maestranze che operano negli impianti di compostaggio, che potrebbero essere esposti ad aspergillus fumigatus, causa di immunodeficienza, per le quali vanno applicate (come peraltro in qualunque impianto di trattamento rifiuti) misure di prevenzione come l’uso dei Dispositivi di Protezione Individuale, quali maschere con filtri di grado P3 e guanti.

Negli impianti di digestione anaerobica la produzione di bioaereosol e la sua immissione negli ambienti dilavoro e nell’ambiente esternoavviene nella fase di conferimento e pretrattamento della frazione umida e nella fase di compostaggio del digestato. Negli impianti di digestione anaerobica l’attenzione si è spostata a verificare la presenza di bioaerosol nel biogas. Si è verificato che solo una parte della comunità microbica presente nei fanghi del digestore, con l’occasionale presenza di specie patogene, si ritrova in forma di aerosol nel biogas, mentre la restante parte della comunità microbica rimane nel digestato o nei fanghi residui.Più recentemente l’attenzione su possibili rischi biologici e chimici si è spostata sul biometano.

Un’ampia rassegna bibliografica ha valutato la composizione microbiologica e chimica del biogas prodotto da diverse fonti, con l’obiettivo di stimare qualitativamente e quantitativamente i rischi sanitari associati all’uso domestico del biogas. Le conclusioni di questo studio sono che per gli utilizzatori, l’immissione nella rete di distribuzione del gas di biometano prodotto dalla digestione anaerobica di FORSU, non presenta nessun rischio aggiuntivo rispetto a quello prodotto dal normale uso energetico del gas naturale.

CONTINUA A LEGGERE QUI
Altro documento interessante sulla gestione sostenibile dei rifiuti solidi urbani

Commenti

commenti