L’appello del cardinale alle istituzioni: La città è alla deriva, bisogna salvarla

Un accorato appello alla responsabilità e al dialogo tra le istituzioni perchè non ci si può più permettere di perder tempo, di ‘navigare a vista’ senza orizzonti nè prospettive chiare e condivise. Il cardinale Paolo Romeo, arcivescovo del capoluogo siciliano, durante il tradizionale discorso ai fedeli a piazza Marina, al termine della processione di Santa Rosalia, patrona della città, bacchetta la classe politica.

Palermo – dice – ha bisogno di un impegno straordinario e concorde per essere meglio amministrata. La sua situazione riflette certo quella regionale e nazionale. Ci sembra di assistere solamente a un rincorrersi di crisi, di frizioni e di scontri fra gruppi, che frammentano quell’unità politica e amministrativa che, in momenti bui come questo, dovrebbe dare il massimo esempio di compattezza e di agilità, dovrebbe cioè saper rispondere ai bisogni della gente.

Per il cardinale Romeo occorre che i vari livelli amministrativi non siano solo ingranaggi burocratici, che generano lentezze e sprecano occasioni ed energie per la crescita. Occorre che ci si adoperi per governare. E che lo si faccia sul serio. E che lo si faccia subito, a tutti i livelli. Un tale clima di immobilismo amministrativo denuncia l’arcivescovo – genera innanzitutto, la sfiducia della gente, che si trasforma spesso in tensione, rabbia, malcontento. Si avverte, cioè, una sorta di ‘doppio binario’, per cui lo scenario politico corre separato dalla realtà concreta delle famiglie, dei giovani, dei meno abbienti, dei piu’ emarginati, delle categorie più a rischio, che continuano a bussare chiedendo risposte.

Nel suo lungo discorso il cardinale si sofferma sull’emergenza lavorativa, che sta toccando punte elevatissime, alle opportunità di investimento, a quanto denaro pubblico, soprattutto fondi europei, si allontanano dalla nostra terra, giudicata incapace di presentare adeguati progetti occupazionali ed efficaci piani di sviluppo, giudicata, cioè, incapace di amministrare. Poi un accento anche sulle vertenze aperte dalla formazione professionale ai Cantieri navali per arrivare all’eccessivo ritardo, che oserei definire assoluto silenzio, con cui si sta intervenendo sulle possibilità di riqualificare per tempo gli stabilimenti di Termini Imerese.

Ma il cardinale Romeo non lesina critiche anche all’amministrazione comunale, perché non si può governare limitandosi a gestire le emergenze delle retribuzioni, ma si deve tentare in tutti i modi di ottimizzare le risorse che già si possiedono, in modo deciso, e in prospettiva del futuro di questa città. Un futuro che non può essere l’eterno presente di una continua protesta per gli stipendi, ma che deve essere programmato come occasione di crescita e di produttività reale. A grandi fasce di popolazione non resta che rivolgersi al ‘lavoro nero’ con tutti i rischi che questo comporta, sia in termini di sfruttamento a scapito della dignità personale, sia in termini di danno alla collettività. Da qui l’accorato appello alle istituzioni perché dialoghino. Si superino le fratture che si consumano a vari livelli – conclude l’arcivescovo – e si esca dalle pastoie della burocrazia fine a se stessa. In simili condizioni, non si possono offrire per tempo risposte opportune ai problemi seri, davvero seri, della gente.

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