Immaginare il futuro: il Certamen Hodiernae Latinitatis del N. Palmeri interroga il presente.

“Chi mi libererà dai Greci e dai Romani?” Quando nel 1798 il letterato francese Joseph de Berchoux apriva la sua Élégie con questo interrogativo, esprimeva la saturazione verso una classicità ridotta a pura tortura grammaticale o a vuoto slogan politico. A distanza di oltre due secoli, la risposta a quella provocazione è netta: nessuno. Non ce ne libererà mai nessuno. È questa la replica tangibile che arriva dal Certamen Hodiernae Latinitatis del Liceo Scientifico “N. Palmeri” di Termini Imerese, giunto alla sua quindicesima edizione. Lo dicono i dati dei ragazzi che vi partecipano, lo testimonia l’adesione di una cerchia sempre più ampia di scuole. La ragione di questo entusiasmo risiede con ogni evidenza in un radicale cambio di paradigma metodologico, ormai distante dalla didattica tradizionale pura, incentrata sulla traduzione. Piuttosto che la canonica versione, la formula del concorso prevede la stesura di un saggio breve a partire da un ricco dossier di testi latini, greci (nient’affatto trattati come reperti archeologici morti) e contemporanei. Quest’anno i partecipanti –provenienti dai licei classici e scientifici dell’intera regione – si sono misurati con un tema di bruciante attualità: “La costruzione del nemico e la giustificazione della guerra”. Un banco di prova in cui l’analisi delle fonti antiche è diventata uno strumento capace didecodificare e smascherare la propaganda e la retorica contemporanee. La familiarità con l’antico difatti non si esaurisce nelle strutture della lingua, ma abita anzitutto i temi e le urgenze del nostro presente. Dinamiche come la logica del conflitto, la polarizzazione ideologica o la manipolazione del consenso non sono invenzioni della modernità: ritrovare queste stesse costanti nelle pagine antiche azzera la distanza temporale, creando prossimità.D’altra parte l’efficacia del progetto risiede nel rintracciare anche ledifferenze tra il nostro mondo e quello degli antichi, senza negarle.Perché, come ricorda l’antropologo Maurizio Bettini, i classici sono innanzitutto i “nostri stranieri”, talora dei veri “esotici”. I loro modelli sociali, familiari e politici presentano distanze profonde rispetto alla sensibilità moderna. Eppure, l’antichità classica possiede “lo statuto unico di essere contemporaneamente interna ed esterna alla nostra cultura”. Se da un lato gli antichi ci costringono al confronto con l’alterità, dall’altro formano l’ossatura invisibile del nostro universo e non solo linguistico. Conoscerli significa dunque esplorare le strutture stesse del nostro pensiero. Il fatto che questa operazione intellettuale si consolidi all’interno di un Liceo Scientifico dimostra come il rigore analitico e l’umanesimo critico siano interconnessi. Confrontarsi con la complessità dell’antico allarga gli orizzonti mentali dei giovani, abituandoli al dialogo con la diversità. Il Certamen di Termini Imerese non è dunque una celebrazione passatista, ma un esercizio di autonomia intellettuale,un modo per liberare i classici dal pedantismo e usarli, finalmente, per pensare il presente e, oltre, immaginare il futuro. Non ci chiede di “venerare” il passato, ma di usarlo, se è il caso, anche come un elemento di rottura.Forse il valore di un evento come il nostro Certamen non è dire “quanto è bella la nostra tradizione”, ma piuttosto: “guarda quanto a volte è strano e distante questo passato e vedi come questa distanza ti costringe a guardare con occhi nuovi quanto ti circonda”. Non è un’eredità da subire, ma un territorio straniero da esplorare, per capire meglio dove ci troviamo noi oggi, verso dove vogliamo andare. E’ un Giano bifronte, in cui prossimità e distanza coesistono. I classici, i Greci e i Romani, possiedono lo statuto unico e speciale di essere contemporaneamente vicini e lontani, identici a noi e parimenti diversi. Come liberarcene? Perché liberarcene?

Prof.ssa Maria Laura La Russa

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