Dal rapporto di Legambiente e Enel X del febbraio scorso la sfida ambientalista per i porti d’italia

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Il sistema portuale è il fulcro delle attività legate all’economia del mare del nostro Paese, uno degli snodi fondamentali dei commerci nazionali e internazionali, delle merci e della
circolazione delle persone.

Il trasporto marittimo rappresenta però anche una quota importante e crescente delle emissioni di gas a effetto serra prodotte nel nostro Paese e i porti, spesso inseriti in contesti densamente abitati, devono fronteggiare delle criticità in termini di accettazione da parte della cittadinanza che vive nelle aree su cui essi insistono.

In particolare, i temi di maggiore conflitto riguardano l’inquinamento prodotto dalle navi ferme in banchina, il rumore, l’inquinamento e le vibrazioni prodotti dalle attività nell’area portuale e dalla movimentazione delle merci.

Questo Rapporto, sviluppato congiuntamente da Enel X e Legambiente, approfondisce tali aspetti individuando la “rotta” per la decarbonizzazione dei porti, evidenziando best practices di settore, vincoli da superare e opportunità di sviluppo che si aprono in questa fase. In particolare, nel Rapporto viene approfondito e illustrato tra le altre:

> Il cold ironing, ovvero l’insieme delle tecnologie per mezzo delle quali è possibile fornire energia alle imbarcazioni durante la sosta in porto, tramite una connessione elettrica con la terraferma, consentendo l’azzeramento di inquinamento e emissioni da parte delle imbarcazioni in porto.

I cittadini che vivono nei pressi di alcuni porti italiani lamentano spesso il disturbo provocato dai rumori delle attività portuali, oltre l’inquinamento dell’aria e il traffico generato sulle strade, soprattutto dai mezzi pesanti.

Oggi i porti non sono normalmente attrezzati con infrastrutture di cold ironing e solo poche imbarcazioni sono predisposte per ricevere energia elettrica da terra. Tuttavia, molte amministrazioni portuali stanno sviluppando progetti di elettrificazione e l’interesse per il cold ironing è in rapido aumento, stimolato dalla legislazione ambientale e dalla crescente attenzione per le emissioni nei trasporti.

La complessità maggiore nella realizzazione dell’infrastruttura di cold ironing è che le imbarcazioni da servire possono essere molto diverse tra loro e l’infrastruttura deve essere adeguata alle navi da alimentare.

Il Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima 2030 (PNIEC), predisposto dal Ministero dello Sviluppo Economico, fissa gli obiettivi nazionali al 2030 su efficienza energetica, rinnovabili, riduzione delle emissioni e mobilità. Il Piano si struttura in cinque linee d’intervento: decarbonizzazione; efficienza energetica; sicurezza energetica; mercato interno dell’energia; ricerca, innovazione e competitività. In particolare, seguendo le intenzioni del Green Deal europeo, il Piano dà spazio all’elettrificazione dei porti.

In questo contesto, abbiamo analizzato il piano per la realizzazione di un sistema integrato di cold ironing presso i 39 porti italiani integrati nel complesso delle reti di trasporto trans-europee (TEN-T)1 .Tali porti infatti sono ritenuti rilevanti in ambito europeo ai fini della realizzazione di una rete integrata di trasporto necessaria per sostenere il mercato unico, garantire la libera circolazione di merci e persone e infine rafforzare la crescita, l’occupazione e la competitività.

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I risultati dell’analisi hanno permesso di stimare che l’abilitazione al cold ironing dei 39 porti italiani del network TEN-T permetterebbe ogni anno di evitare la combustione di oltre 635 mila tonnellate di gasolio marino3 consentendo una consistente riduzione delle emissioni inquinanti nel perimetro portuale e nelle aree circostanti, come indicato nella tabella seguente. Ne beneficerà chi lavora nel porto e sulle navi ormeggiate, nonché la popolazione residente nelle immediate vicinanze dello scalo. Inoltre, ci saranno anche benefici acustici, grazie allo spegnimento dei motori ausiliari delle imbarcazioni.

In termini di energia elettrica, il fabbisogno elettrico lordo ammonterebbe a circa 2.9 TWh/anno e una potenza complessiva pari a 1.2 GW. L’analisi ipotizza che la generazione elettrica sia basata su fonti rinnovabili.

Le esperienze di successo del cold ironing
Sono diversi i casi di successo in cui il cold ironing si dimostra un’efficace soluzione per la decarbonizzazione dei consumi navali in porto. Si possono citare i casi di Gothenburg in Svezia, Rotterdam nei Paesi Bassi, Los Angeles in USA, Vancouver in Canada, Lübeck in Germania, Bergen in Norvegia, Marsiglia in Francia più una manciata di altre esperienze.

Il cold ironing è la soluzione tecnologicamente più matura ed efficiente per mitigare le emissioni delle imbarcazioni ormeggiate in porto. Occorre tuttavia intervenire sulle tre barriere fondamentali che oggi rallentano lo sviluppo del cold ironing e dare certezze a questo scenario di innovazione:
> finalizzare la tariffa elettrica dedicata al cold ironing in modo da renderla competitiva rispetto all’utilizzo dei motori di bordo;
> realizzare l’elettrificazione di un numero crescente di porti in modo da garantire, in maniera diffusa, l’accesso al servizio di cold ironing alle navi capaci di allacciarsi alla rete;
> accelerare l’innovazione delle imbarcazioni verso sistemi a ridotte emissioni e cold ironing nei porti.

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Concludendo che “l’abilitazione al cold ironing dei 39 porti italiani del network TEN-T (la rete trans-europea dei trasporti) permetterebbe ogni anno di evitare la combustione di oltre 635mila tonnellate di gasolio marino”.

Con queste stesse azioni sarebbe anche possibile tagliare “l’inquinamento derivante dal trasporto marittimo che rappresenta una quota importante e crescente di emissioni di gas a effetto serra”. Basti pensare che le emissioni associate a questo settore “sono stimate in 940 milioni di tonnellate di CO2 all’anno, pari a circa il 2,5% delle emissioni globali di gas serra”. E che “se non saranno messe in atto rapidamente delle misure di mitigazione, tali emissioni rischiano di aumentare in modo significativo; secondo lo studio dell’International maritime organization (IMO), mantenendo invariata la situazione attuale, le emissioni del trasporto marittimo potrebbero aumentare tra il 50% e il 250% entro il 2050 e compromettere gli obiettivi dell’accordo di Parigi”.

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