Arch. Nicchitta e Mendolia: C’è ancora da dire sul porto di Termini

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Lo scorso mese di Gennaio abbiamo pubblicato un documento dal titolo “IL FUTURO DEL PORTO DI TERMINI IMERESE” in cui abbiamo ragionato su una “nuova proposta” di porto turistico in variante a quello previsto dal Piano Regolatore del Porto (PRP), che scaturiva da un video diffuso a cura dell’Autorità Portuale.

In quella sede abbiamo anche posto alcune domande all’Amministrazione comunale. Domande che riportiamo integralmente:

• Come intende intervenire l’Amministrazione comunale per scongiurare un così grave impatto all’ambiente e alla vivibilità del centro storico.

• Come intende intervenire l’Amministrazione comunale per attuare il programma del sindaco nella parte riguardante “la centralità dell’ambiente” che così si esprime: “Dare risposte forti e coerenti alle problematiche che la questione ambientale ed i cambiamenti climatici pongono, è necessario e non più rimandabile. L’ambiente, la sua salvaguardia, la difesa da ogni inquinamento, la sostenibilità dello sviluppo, dovrà permeare ogni scelta, piccola o grande, del nostro futuro come comunità cittadina. Una vera discriminante per ogni indirizzo della nuova amministrazione”.

• Come intende intervenire il Consiglio Comunale a cui è stata preclusa, in questa fase, ogni possibilità di intervento e pronunciamento in una materia di cui ha esclusiva competenza.

• Come intendono intervenire Sindaca, Giunta Municipale, Consiglio Comunale per far valere le prerogative di cui all’art. 6 del D.Lgs. 169/2016 relative al ruolo del Comune in fase di formazione di Variante Generale al PRdSP.

• Come si intende avviare la necessaria attività di partecipazione della popolazione in ordine alle scelte che riguardano il futuro del porto di Termini Imerese e, di riflesso, il futuro delle politiche di riqualificazione del centro storico e del parco termale.

In seguito al nostro intervento si è aperto finalmente in città un dibattito sul tema. In questo mese abbiamo compreso alcune cose:

> che l’Amministrazione comunale non è estranea alla “nuova proposta”. Questa, ancorché proveniente dall’Autorità di Sistema Portuale (AdSP), trova sostenitori anche nell’Amministrazione Comunale, in particolare nell’assessore con delega al porto, stante ad alcune dichiarazioni di stampa, sebbene non ci sia affatto al suo interno una univocità di vedute, come dimostrano le prese di posizione del PD cittadino;

> che sia importante promuovere un confronto pubblico sul FUTURO DEL PORTO DI TERMINI IMERESE che tarda ad arrivare nelle sedi istituzionali, mentre invece dal basso sta nascendo una forte richiesta di chiarezza e si moltiplicano le prese di posizione a difesa del progetto del porto turistico integrato con la città, previsto dal Piano Regolatore Portuale del 2004, per il cui sostegno è nato un comitato di cittadini che sta riscuotendo un notevole seguito.

Si sono succeduti diversi interventi, che però in alcuni casi, piuttosto che affrontare i temi dell’impatto ambientale e socio-economico del porto sulla città, tendono a spostare la discussione, dissertando sulla validità degli strumenti di pianificazione vigenti o sulla facilità con cui spostare un depuratore.

Per questo sentiamo la necessità di chiarire alcune questioni che sono state proposte al dibattito sui social network.

Leggiamo, per esempio, alcuni recenti post sul porto di Termini Imerese che sostengono la causa della “città felice” che dà seguito alla propria vocazione industriale/commerciale. Nell’ambito delle sue argomentazioni vengono fatte alcune affermazioni abbastanza discutibili, che meritano di essere chiarite, altrimenti si rischia di attivare un dibattito fuorviante rispetto al nodo della questione, ovvero: la relazione città-porto e la sostenibilità delle proposte dell’Autorità Portuale, in variante rispetto al vigente Piano Regolatore Portuale (PRP 2004 per semplicità).

In uno degli interventi si afferma, testualmente, che “l’unico PRP vigente è quello del 1982” ovvero il PRP promosso e gestito dall’ASI. Tale affermazione è assolutamente infondata.

Il PRP attualmente vigente è quello redatto dal Comune di Termini Imerese, su precisa delega ricevuta nel 2000 dal Genio Civile Opere Marittime, ai sensi della Legge Regionale n.21/1985, che è stato adottato dal Consiglio Comunale nel 2003 e definitivamente approvato con Decreto ARTA n. 367 del 05.04.2004. In disciplina l’atto di approvazione di uno strumento urbanistico è l’ultimo atto amministrativo del percorso di redazione di un piano, che ne verifica la correttezza e completezza in tutti i suoi complessi passaggi, per sancirne la piena e totale efficacia per legge e, secondo giurisprudenza consolidata, a seguito di provvedimento (decreto) di approvazione, l’atto è “perfetto”, cioè, completo di tutti gli elementi per la sua esistenza giuridica.

L’affermazione sembra discendere dalla presunta mancanza di una Valutazione Ambientale Strategica (VAS) a corredo del PRP o di una sua mancata conclusione, come precisato in seguito. Anche in questo caso occorre una fondamentale precisazione a quanto affermato, che possa evitare di travisare la realtà. Oggi, (ma non nel 2004), ai sensi del D.Leg.vo 152/2006 (Codice dell’Ambiente), ogni strumento di pianificazione, deve dotarsi di una VAS preventiva all’approvazione definitiva. Non può però sfuggire il particolare che il Codice dell’Ambiente (in vigore dal 2006) è postumo rispetto all’approvazione del PRP di Termini Imerese (2004). Per altro, il recepimento in Sicilia dell’obbligatorietà della VAS è stato ancora più tardivo. Per cui il PRP non necessitava della preventiva VAS per la sua approvazione, semplicemente perché non prevista dalla normativa allora vigente. Restano invece sottoposte a procedura di VIA le opere previste dal PRP, come stabilito dalla L.n.94/84, nella versione allora vigente (2004).

A conferma della efficacia del PRP 2004 basta considerare che la stessa Autorità Portuale indica costantemente fino ad oggi lo stesso come lo strumento vigente (a tale riguardo è sufficiente guardare il sito istituzionale dell’AdSP o i suoi ultimi documenti programmatici, o anche i progetti e i conseguenti lavori di completamento della diga foranea e del molo di sottoflutto, redatti, infatti, in conformità alle previsioni del PRP 2004).

Per quanto riguarda la tanto citata VAS (Valutazione Ambientale Strategica), non è neppure vero che, come si afferma: “nei diciassette anni trascorsi dal 2004, nessuna amministrazione comunale né altro soggetto ha portato quel progetto preliminare allo stadio definitivo, né gli ha fatto ottenere un parere di VIA-VAS …”. A tale riguardo l’Autorità Portuale, dal 2007 divenuto Ente competente sul porto, a seguito dell’entrata in vigore del D.Leg.vo 152/2006, ha avviato, e quasi completato, il percorso di VAS del PRP, senza che questo abbia compromesso nel frattempo la validità del PRP.

Questo percorso di valutazione è pervenuto ad un parere motivato favorevole ai sensi dell’art.15 del D.Leg.vo 152/2006, espresso con D.D.G.n.593 del 9 agosto 2013, con alcune “disposizioni”che di seguito si sintetizzano:

1. viene richiesto il raccordo delle previsioni riguardanti la spiaggia con le previsioni del PUDM (Piano di utilizzo del demanio marittimo);

2. per quanto riguarda la distribuzione interna del bacino viene indicata l’alternativa “E” tra quelle proposte dallo studio ambientale dello stesso PRP;

3. per quanto riguarda il monitoraggio ambientale viene rivolto l’invito a revisionare alcuni indicatori ambientali per adeguarli a sopraggiunte pianificazioni regionali.

Con il decreto prima citato viene approvata l’impostazione complessiva del Piano e le suddette disposizioni sono volte a migliorare il piano stesso. A tale riguardo anche la richiamata alternativa “E”, che riportiamo di seguito, conferma l’impostazione complessiva del Piano.

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La soluzione “E”, infatti, nel confermare tutte le destinazioni e infrastrutture previste del PRP vigente, è finalizzata solo a spostare i due attracchi (e non le banchine) delle navi crocieristiche: dallo sporgente di riva alla banchina della diga foranea, in modo da incrementare ulteriori due attracchi per navi Ro-Ro, ampliando le aree a disposizione del porto commerciale. Sarà sfuggito ai tecnici dell’Assessorato che tale possibilità è già prevista dalle norme di attuazione del PRP (art. 5 – Flessibilità del piano) senza che ciò costituisca variante al Piano stesso.

Detto ciò risulta evidente che basta poco per conseguire la “decisione finale” ai sensi dell’art.16 del D.Leg.vo 152/2006. Decisione, per la quale, non si hanno notizie. Per cui, o l’AdSP non ce le comunica, oppure, l’AdSP ha fatto trascorrere più di 7 anni, senza una apparente motivazione, malgrado i vari solleciti avanzati dagli organi tecnici del Comune all’Amministrazione comunale e all’AdSP. Nel frattempo, comunque, il Piano Regolatore Portuale definitivamente approvato nel 2004 rimane vigente. Se così non fosse, allora tutti i piani urbanistici approvati prima dell’entrata in vigore anche in Sicilia dell’obbligo di VAS, sarebbero da ritenere “sospesi” con una totale paralisi delle attività di governo del territorio. Non ci risulta.

Sempre riguardo al PRP, nel suddetto intervento ci si esprime in questi termini: “un progetto di quella sorta ha qualche speranza di essere finanziato e realizzato se si riesce a dimostrarne la sostenibilità economico-finanziaria, e non solo estetica o ambientale”; “un’idea progettuale, o contiene in sé i requisiti per la sua concreta realizzazione, o rimane un esercizio accademico, un gradevole insieme di eleganti tavole.” Insomma il PRP 2004 sarebbe un documento privo di fondamento, un esercizio accademico, senza dati adeguati, frutto dei sogni dell’Amministrazione comunale di turno, privo di fattibilità concreta.

Vogliamo ricordare che il PRP è stato redatto da un gruppo di professionisti (ing. Ciralli, ing. Viola e ing. Grimaldi) tra i massimi esperti in progettazione di porti, selezionati previa gara pubblica per servizi di progettazione. Per esempio l’Ing. Ciralli è anche progettista delle opere di completamento del sopraflutto, attualmente in cantiere, non esattamente uno sprovveduto in tema di porti. Maggiore cautela sarebbe stata necessaria anche verso tutti coloro che hanno condiviso l’impostazione del piano, dagli organi politici alla società civile, a tutti gli attori del Piano Strategico del 2006, che pone in cima al Piano di Azione proprio la realizzazione delle previsioni del PRP, sia del porto turistico che delle infrastrutture necessarie al porto commerciale. Tra i soggetti coinvolti in quell’occasione ci fu anche l’Autorità Portuale (allora solo di Palermo), che mai si espresse negativamente sul dimensionamento del PRP termitano. Tutti cittadini sognatori, vittime della sindrome NIMBY? Sembra una semplificazione un po’ eccessiva della questione città-porto.

L’impianto generale del PRP 2004 prevede, come è noto, lo spostamento a Sud delle attività commerciali e a Nord la realizzazione di un polo turistico-nautico integrato con le terme e la città storica. Si tratta di una eresia? Di un mero esercizio accademico?

Per chi volesse approfondire meglio la questione, invitiamo a visionare i documenti del piano sul sito del Comune di Termini Imerese:

https://www.comuneterminiimerese.pa.it/it/page/piano-regolatore-del-porto-p-r-p

Ci si renderà conto che il PRP non è affatto una negazione dello spirito commerciale del porto di Termini Imerese. Piuttosto rappresenta una proposta equilibrata che la città ha elaborato nell’ambito di una visione strategica del territorio, dove lo sviluppo delle attività industriali e commerciali trovava adeguata integrazione nello sviluppo delle risorse naturali (termalismo) e culturali (turismo).

In conclusione appare necessario rispondere ad un ultimo luogo comune che attraversa questo dibattito e che così si esprime: “un porto realizzato secondo le linee del PRP del 2004 sarebbe inadatto a qualunque serio traffico commerciale … con funzioni commerciali striminzite “. A tale affermazione rispondiamo rinviando al dimensionamento del PRP, che fa riferimento ai traffici portuali stimabili, che si trova sempre tra i documenti del PRP, disponibili sul sito web del Comune di Termini Imerese, che prevedono ben 5 attracchi contemporanei di navi ro-ro, (sette considerando gli accosti originariamente previsti per le crociere). Questi dati sono errati? Sarebbero da aggiornare, naturalmente, ma, a questo proposito, sarebbe interessante conoscere dall’AdSP cosa vuole oggi ulteriormente spostare a Termini Imerese, oltre al traffico Ro-ro, visto che si reclamano ulteriori spazi a discapito del porto turistico. E questo preventivamente a qualsiasi ipotesi di sconvolgimento delle previsioni del PRP.

Per avere una idea delle dimensioni del porto commerciale previsto dal PRP, basta metterlo a confronto con quello del capoluogo, come abbiamo fatto riportando di seguito la pianta del porto di Palermo ricondotta alla stessa scala di quella del porto di Termini Imerese, prima rappresentata.

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E’ facile rilevare che le banchine e lo specchio acqueo che li separa è facilmente paragonabile a quello previsto dal PRP 2004 di Termini Imerese, ma sopratutto l’area di manovra delle imbarcazioni è pressoché identica (430 mt di diametro).

Concludiamo condividendo in ultimo l’affermazione del prof. Ciofalo che dice: “Ecco, discutiamo, chiediamo chiarimenti, trattiamo, facciamo proposte alternative – tutto quello che volete. Ma, alla fine, vediamo di concludere e di non perdere ancora una volta un’opportunità di crescita.”.

Termini Imerese 21.2.2021

Arch. Nicola Mendolia e Arch. Rosario Nicchitta

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