Il Commissario aspetta dal 22 aprile scorso una relazione dettagliata da ENEL

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Nell’area di pertinenza della centrale “Ettore Maiorana” di Termini Imerese, sembrava “tutto pronto” per iniziare a stoccare il carburante proveniente, via mare, anche dagli Emirati Arabi. Tutto fermo a seguito di un atto stragiudiziale notificato ai vertici dell’Enel Spa e delle controllate.
Circa 120 milioni di litri di carburante (la capacità complessiva dei silos in ferro) da riporre nei maestosi serbatoi che un tempo alimentavano il gruppo TI41. Il TI41, che bruciava olio combustibile denso, non è più ritenuto “strategico” per garantire la sicurezza del servizio elettrico nella Sicilia occidentale, in caso di guasto dei due turbogas a “ciclo semplice” (TI52 e TI53).
Nove serbatoi, di cui due in cemento (capienti circa 87 mila mc, cadauno, bonificati dall’incrostazione degli olii ma che, al momento, non dovrebbero essere utilizzati) e sette in ferro. Quattro da 20 mila metri cubi, uno da 30 mila e gli altri due più piccoli rispettivamente da 500 mila litri e 100 mila litri.
Quelli in ferro, a procedura di cessione conclusa, sarebbero in attesa di ricevere carburante, già raffinato proveniente anche dagli Emirati Arabi.
Un affare che farebbe diventare, uno stralcio degli oltre 280 mila metri quadri della “Maiorana”, l’area industriale di Termini Imerese un “terminale petrolifero” di secondo livello.
Ovvero, chi si aggiudicherà (o si è già aggiudicato) questa parte di area, posta in vendita dall’Enel con l’ausilio della Deloitte (un Financial Advisory che ha sede legale in Inghilterra), si porrà in concorrenza con le più grosse raffinerie che insistono in Sicilia (Gela, Priolo, Augusta e Milazzo).
I serbatoi verrebbero riforniti direttamente dal pontile, che insiste in area demaniale, attraverso navi con stazza fino a 50 mila tonnellate.
Per un gruppo di attivisti del posto la pianificazione di questa operazione di cessione sarebbe avvenuta in sordina, ovvero senza coinvolgere direttamente la comunità termitana, questo in sostanza sarebbe quello che lamentano, aggiungendo che si “opporranno con tutti i mezzi che abbiamo a disposizione”.
Tuttavia, i vertici dell’Enel invece sostengono che “nell’ambito del costante dialogo con i rappresentanti istituzionali dei territori in cui l’azienda opera, la Società ha affrontato, anche il tema dell’impianto di Termini Imerese, prima con l’allora Sindaco Burrafato e successivamente con il Commissario Straordinario”.
Girolamo Di Fazio, Commissario del Comune ha promosso l’incontro che si è tenuto lo scorso 22 aprile, sollecitato proprio per fare chiarezza sui “corre voce”.
Sia a Burrafato che a Di Fazio i rappresentanti dell’Azienda elettrica, che si occupano dei rapporti con le istituzioni territoriali, hanno fornito “innanzitutto rassicurazioni sul fatto che la centrale è regolarmente in funzione, che non ci saranno negative ricadute occupazionali e che solo la porzione del sito non più funzionale alla produzione di energia è interessata da un processo di riqualificazione”.
Negli incontri avvenuti, per ovvi motivi, in date diverse è stata rappresentata anche la “procedura con la quale l’Azienda intendeva effettuare la ricerca di imprese che potessero essere interessate all’acquisto delle infrastrutture non più utili all’azienda per la produzione di energia, ovvero il parco serbatoi e il terminale marino”.
La cessione, quindi l’attivazione di un deposito costiero, munito di pontile, potrebbe interessare anche all’Eni, che pare abbia intenzione di dismettere il deposito che insiste nella zona Industriale di Brancaccio a Palermo, che non è dotato di pontile.
Puntare sul “costiero” termitano porterebbe ad una intensa concentrazione di automezzi pesanti su gomma che raggiungeranno Termini per caricare carburante e distribuirlo in buona parte della Sicilia.
Il condizionale è d’obbligo, almeno per quanto riguarda la tempistica e su i soggetti che sborseranno ad Enel i circa 5 milioni di euro per la definizione della cessione dell’area.
Ad agosto 2014 una società siciliana avrebbe manifestato l’interesse all’acquisizione o all’affitto dei serbatoi e del pontile. L’istanza sarebbe stata inoltrata direttamente al direttore della centrale elettrica, Ignazio Mancuso.
Da quanto ci risulta la stessa sarebbe stata invitata ad effettuare una sorta di sopralluogo tecnico. Al termine della visita i rappresentanti della società avrebbero ricevuto rassicurazioni che sarebbero stati invitati a partecipare alle successive “fasi procedimentali” per l’individuazione di offerte vantaggiose per l’Enel in ordine alla cessione delle infrastrutture.
Nel frattempo l’Enel avrebbe ricevuto offerte di acquisto, a seguito dell’attivazione di una procedura “pubblica”. La società elettrica avrebbe invitato “circa 70 ditte a presentare offerte”.
Secondo la nostra fonte l’Enel avrebbe ricevuto positivo riscontro soltanto da una ditta siciliana la quale “sarebbe risultata aggiudicataria” e pronta a sottoscrivere il rogito.
La società che per prima ha bussato ai cancelli della “Maiorana” ha presentato delle formali rimostranze, in un atto stragiudiziale, all’amministratore delegato di Enel SpA, al presidente del CdA di Enel Produzione SpA ed al legale rappresentante della Enel Trade SpA.
Mettono in dubbio la “legittimità e la validità” del percorso attivato dalla società venditrice e chiedono ai vertici delle società coinvolte come mai su 70 società coinvolte solo una “abbia poi concretamente partecipato alla procedura de qua”.
Lamentano l’esclusione dalla procedura, pur essendo stati i primi a manifestare l’interesse ed avendo tutti i “requisiti oggettivi e soggettivi occorrenti per la valida formulazione di un idonea offerta”.
«Non abbiamo ricevuto formale invito a partecipare – affermano i rappresentanti dell’Azienda – la procedura sarebbe dovuta essere competitiva, trasparente e non discriminatoria, anche in considerazione del fatto che una parte dell’area in questione (dove insistono una parte dei serbatoi ed il pontile, ndr) risulterebbe in concessione demaniale».
Il messaggio, indirizzato ai vertici delle società Enel coinvolte, è chiaro: se la procedura ha delle criticità procedete alla “revoca e/o recesso e/o comunque annullamento della procedura”.
Vogliono vedere gli atti che avrebbero segnato la procedura, dal bando all’eventuale provvedimento di aggiudicazione.
Intanto, il commissario straordinario di Termini Imerese, Girolamo Di Fazio, che ha espresso ai vertici dell’Enel la precipua volontà della comunità che amministra, aspetta dal 22 aprile scorso una relazione dettagliata di ciò che L’Enel, proprietaria della “Ettore Maiorana” intende fare.
Forse tarderà ad arrivare. L’Enel al momento pare che abbia problemi più grossi da affrontare.

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