De Tomaso, i cinesi della Car Luxury Investment soci di maggioranza

Confermato. Il marchio De Tomaso entra nell’orbita cinese: è stato infatti svelato il nome dell’acquirente di maggioranza. Si tratta della Car Luxury Investment, società italiana del gruppo cinese Hotyork Investment Group. Non è impresa industriale, ma una cordata di investitori finanziari che hanno gia’ esperienza nel settore dell’auto anche dal punto di vista manageriale. L’iniezione di capitale potrebbe ridar vita al progetto di Gian Mario Rossignolo, ex presidente di Telecom, che nel 2009 fa rilevò il marchio De Tomaso, con l’obiettivo di far rinascere lo storico brand dopo il fallimento del 2004. Negli ultimi mesi si sono susseguiti una catena di annuncia: dalla presentazione a marzo al salone di Ginevra di un concept di Suv/Crossover (dalle linee molto simili a una Bmw Serie 5 GT) e dal tentativo, non andato in porto di acquisre lo stabilimento Ex Fiat di Termini Imerese poi conquistato dalla Dr Motors di Macchi di Isernia. La storica fabbrica siciliana, nei piani di rosignoli, avrebbe dovuto aggiungersi ai due impianti rilevati dall’azienda: quello Pininfarina di Grugliasco, acquistato con tutti i macchinari, e il secondo di Livorno appartenuto a Delphi, colosso dei componenti Usa. Inoltre risulta che alla società abbia sono stati attribuiti dalla Ue aiuti per 19.2 milioni destinati alla formazione del personale per quanto riguarda la selleria, la saldatura, la verniciatura e l’assemblaggio per 1038 addetti dei due stabilimenti.Il piano di rilancio fa leva sulla produzione produrre nuovi modelli di auto di lusso (suv e crossover). In pratica De Tomaso punta a sfidare in una partita molto difficile, marchi come audi e Bmw, mentre nel settore dei suv di alto livello stanno per entrare altri due marchi del gruppo Volkswgen: Bentley e lamborghini. Per De Tomaso si tratta davvero un’impresa titanica, visto che la forza del suo brand storico è da dimostrare e di fronte ha competitori in possesso di tecnologie produttive di alto livello nonché di formidabili economie di scala che derivano da sinergie tra vari marchi De Tomaso dal punto di vista industriale invece punta su metodo brevettato denominato Univis che permetterebbe risparmi di costi e di tempi. Il brevetto non è però recente: risale addirittura al 1984 e fu depositato da Giuliano Malvino, amico di Rossignolo, fondatore della Rayton Fissore: è stato utilizzato per produrre il Magnum: fuoristrada del 1985, suv ante litteram, dalle linee che ricordavano la Seat Ibiza e che fu utilizzato come veicolo della Polizia. L’ingresso dei capitali cinesi dovrebbero rimettere in moto l’azienda che al momento non ha ancora prodotto nulla. La famiglia Rossignolo manterrà la gestione operativa dell’azienda. ”Crediamo nel piano finanziario presentato – spiega il presidente Qiu Kunjian attraverso il suo legale – e intendiamo sviluppare la produzione negli stabilimenti esistenti in Italia, garantendo il mantenimento di tutti i posti di lavoro attuali”. L’Italia resterà la sede di produzione delle nuove vetture De Tomaso, mentre il gruppo asiatico ”utilizzerà’ la propria forza commerciale per rafforzare la rete distributiva, non solo cogliendo le opportunità e potenzialità del mercato cinese, ma puntando a una estensione globale a livello internazionale”.”Abbiamo attentamente considerato il piano – dichiara Qiu Kunjian – e crediamo nell’opportunità’ di sviluppare tutto il prezioso potenziale dell’azienda. Ora stiamo lavorando per finalizzare gli ultimi dettagli e rendere operativo l’accordo entro i prossimi giorni: alla fine di questo processo amministrativo, la De Tomaso potrà tornare a investire tutte le proprie energie nella produzione di auto di qualità per il mercato mondiale”. Laconico per ora Gianluca Rossignolo, vicepresidente della societa’: ”E’ singolare – si limita a dire – che un gruppo estero importante giudichi positivamente un’azienda che in Italia non e’ stata compresa in tutte le sue potenzialità e per le opportunita’ che puo’ creare. Dover cercare capitali esteri e’ quanto meno curioso. Domani sarebbe scaduto il termine indicato dalla Regione Piemonte: ”Per noi – ribadisce l’assessore regionale al Lavoro, Claudia Porchietto – sono fondamentali il mantenimento dei livelli occupazionali e l’avvio dell’attività’ produttiva sul territorio piemontese”. Stesso auspicio, dall’assessore regionale della Toscana, Gianfranco Simoncini, che chiede ”rassicurazioni sui tempi di attuazione del piano industriale” per la ripresa dell’attività nello stabilimento di Livorno. I lavoratori, che sono quasi un migliaio, hanno confermato il presidio di domani mattina davanti alla fabbrica di Grugliasco: ”Ora non ci sono più alibi, Rossignolo inizi a produrre”. È questo il primo commento a caldo.

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